La soluzione per salvare la Grande Barriera Corallina potrebbe arrivare dalle stampanti 3D.
È un progetto unico – e al tempo stesso ambizioso – quello intrapreso dai ricercatori dell’Università di Sidney: rimpiazzare le porzioni di coralli danneggiati con delle strutture artificiali ottenute attraverso una stampante 3D. L’obiettivo è che queste strutture sintetiche costituiscano la struttura di base su cui i polipi possano a tornare a costruire il reef.
Il progetto
Per realizzare le stampe in 3D i ricercatori sono partiti dalla mappatura della Barriera. In questo modo, i campioni stampati saranno in tutto e per tutto uguali ai coralli mancanti. «Strutture artificiali per i pesci erano già state costruite in passato – ha detto al Guardian la ricercatrice Barbara Ferrari –. Questa, però, è la prima volta che si prova a ricostruire la forma originaria dei reef. Simo partiti dalle immagini in tre dimensioni che avevamo della barriera prima che sbiancasse. In questo modo siamo riusciti a replicare esattamente le parti mancanti, che avranno le stesse forme e dimensioni».
Creando i pezzi mancanti, inoltre, si offrirà ai pesci e alla fauna marina la possibilità di tornare a ripopolare quell’ecosistema.
I ricercatori hanno annunciato che l’estensione dell’operazione dipenderà dai fondi che varranno raccolti. Al momento è in corso un programma pilota, da costo di circa 150mila dollari. Gli studiosi si dicono fiduciosi di riuscire a “piantare” alcuni coralli già quest’anno, dopo aver testato la resistenza delle strutture realizzate.
Ecosistema a rischio
Le protesi per i coralli non rappresentano, però, una soluzione definitiva. «Per fermare lo sbiancamento che sta danneggiando sopratutto la parte settentrionale della barriera bisogna intervenire sulle cause, ovvero il riscaldamento globale – ha concluso Ferrari –. Solo così si potranno davvero salvare i coralli».
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