È una regola del giornalismo: fa più notizia un uomo che morde un cane, del contrario. Ecco allora la notizia: le stime dicono che 100 milioni di squali vengono uccisi ogni anno dall’uomo e che gli squali del reef sono funzionalmente estinti.
Oggi, in 1 barriera corallina su 5 del mondo gli squali si vedono raramente, come ha rilevato un importante studio. Secondo la ricerca, il crollo del numero di squali, causato in gran parte dalla pesca eccessiva, potrebbe avere conseguenze disastrose per i coralli, che lottano per sopravvivere in un clima che cambia.
Il dottor Mike Heithaus, della Florida International University, ha detto: «In un momento in cui i coralli stanno lottando per sopravvivere in un clima che cambia, la perdita di popolazione degli squali delle barriere coralline potrebbe avere conseguenze disastrose a lungo termine per interi ecosistemi marini».
La ricerca Global FinPrint è stata pubblicata sulla rivista Nature. Specie come gli squali grigi del reef (Carcharhinus amblyrhynchos), gli squali pinna nera del reef (Carcharhinus melanopterus) e gli squali dei Caraibi (Carcharhinus perezi) sono quasi del tutto scomparsi dalle scogliere dove naturalmente vivevano. Eppure gli squali sono tra le specie marine più robuste e adatte a sopravvivere. Esistono da oltre 300 milioni di anni e hanno superato indenni molteplici eventi di estinzione su tutto il Pianeta e sono addirittura estremamente resistenti ai tumori.
Per realizzare lo studio, sono state installate telecamere subacquee su 371 scogliere in 58 Paesi, dal Pacifico centrale alle Bahamas. Quasi nessun squalo è stato rilevato nelle barriere di Paesi: Repubblica Dominicana, Indie Occidentali francesi, Kenya, Vietnam, Antille Olandesi Sopravento e Qatar. A causa della predazione umana, il “re leone” dei pesci è “funzionalmente estinto” in queste barriere coralline.
Questa non è solo una cattiva notizia per gli squali. Per molti versi gli squali possono essere considerati una “specie sentinella” che riflette la salute dell’ecosistema. La loro scomparsa fa presagire una prossima crisi di disponibilità di proteine derivate dal pesce in tutto il mondo. Questo avrà gravi effetti sui Paesi che si affidano ai pesci come risorsa alimentare. A più lungo termine, si tradurrà probabilmente in un mutamento dell’equilibrio della rete alimentare del sistema oceanico, che influenzerà le proporzioni tra predatori e prede, con un impatto sulla crescita delle alghe, dei dinoflagellati e, per finire, sul clima.
Si può ancora sperare
Gli autori della ricerca hanno stabilito che l’impoverimento delle popolazioni di squali è direttamente legato alla pesca eccessiva – sia accidentale, sia intenzionale – e hanno proposto una serie di misure che potrebbero porre rimedio alla situazione.
I ricercatori hanno detto che regolando la pesca, le popolazioni di squali hanno la possibilità di riprendersi. Il dottor Aaron MacNeil della Dalhousie University, in Canada, ha spiegato: «Limitando l’uso di alcuni strumenti di pesca e fissando limiti alla cattura, oltre ai divieti di cattura e di commercio su scala nazionale, ora abbiamo un quadro chiaro di ciò che si può fare».



