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INSIDIE DELLA NATURA

Cosa fare nell’emergenza: il caso Natisone

Perché una tragedia simile non si ripeta più, dobbiamo tutti trarre degli insegnamenti preziosi

Cosa fare nell’emergenza: il caso Natisone
Il Natisone a Stupizza. © Cascafico/CC0 1.0 Universal DEED

Armando Gariboldi Armando Gariboldi 11 Giu 2024

Mi ha molto colpito il recente caso dei tre ragazzi annegati durante la piena del fiume Natisone, vicino ad Udine. Una situazione finita in modo tragico che in più momenti avrebbe potuto risolversi positivamente, se solo le vittime ma anche i soccorritori si fossero mossi in modo diverso.

Certo, è facile dire le cose “col senno di poi”, ma proprio perché situazioni del genere non si ripetano più e per fare almeno tesoro della morte di queste persone, proviamo a esaminare ciò che è successo e a capire come comportarci in casi del genere.

• Primo punto: cercare di capire bene dove ti trovi

Non tutti i fiumi sono uguali e il loro corso non è mai omogeneo, a meno che non si tratti di un canale artificiale. Il Natisone ha un carattere torrentizio, ovvero può passare da periodi in cui è quasi in secca ad altre di piena, che può avvenire anche nel giro di poche decine di minuti. Dipende dalle condizioni ambientali e meteo complessive, per esempio se nei giorni precedenti era piovuto tanto (come avvenuto) oppure no. In questo caso il terreno era già saturo d’acqua e quindi ogni ulteriore pioggia sarebbe finita direttamente nel fiume. Il quale, in quel punto, forma una curva con alcuni rami laterali, creando una sorta di grande bacino di raccolta delle acque che quindi, quando defluiranno dopo essersi accumulate, in quel tratto scaricheranno in modo ancor più rapido.

Ovvero è bene capire che la piena di un fiume, soprattutto se a carattere torrentizio come questo, non è un’onda che procede omogenea dalla sorgente alla foce ma una successione di accumuli e scariche, come una sorta di grande respiro, che aumenta da monte a valle ma con avanzamenti irregolari, nella portata e nella velocità.

Quindi i tre ragazzi sono entrati nell’alveo fluviale (ovvero il “letto” soggetto alle piene) nel momento sbagliato e in un punto particolarmente esposto alle dinamiche del corso d’acqua.

• Secondo punto: capire cosa sta succedendo e togliersi di lì il più rapidamente possibile

Una volta visto che l’acqua stava salendo e notato che l’acqua stava diventando sempre più limacciosa e trasportava rami e tronchi i ragazzi, se avessero avuto una minima conoscenza di come funziona un torrente, avrebbero dovuto capire che stava arrivando un’onda di piena. A quel punto bisognava agire in fretta e uscire rapidamente dall’alveo salendo sulle rive più alte.

E se, come pare, una dei ragazzi non sapeva nuotare gli altri due avrebbero dovuto prenderla anche di forza sotto braccio (se non conoscevano la presa corretta di spalle) e guadare il torrente spostandosi sul lato più interno della curva, dove la corrente è meno forte. Quello è stato il momento in cui avrebbero ancora potuto trarsi di impaccio da soli.

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• Terzo punto: i soccorsi prima dell’arrivo di corde ed elicotteri

Una volta bloccati, probabilmente dallo spavento, sull’isolotto che veniva rapidamente sommerso ed essersi correttamente abbracciati per resistere meglio alla spinta dell’acqua, prima che arrivassero i Vigili del fuoco a provare a lanciare una fune e poi con l’elicottero, assistiamo a due generosi tentativi di aiuto da parte di alcune persone che erano scese sulle rive.

Una di esse, probabilmente un pompiere, si lancia eroicamente in acqua e tenta di raggiungere a nuoto l’isolotto. Un gesto di grande abnegazione e coraggio, ma fatto partendo da un punto sbagliato. Infatti l’uomo avrebbe dovuto lanciarsi in acqua non a valle dell’isolotto come ha fatto, trovandosi così a dover nuotare contro corrente, ma a monte del punto dove c’erano i ragazzi, in modo da sfruttare la corrente per raggiungerli.

In entrambi i casi si trattava di un gesto estremo e molto rischioso, ma almeno nel secondo caso con qualche probabilità in più di arrivare sui ragazzi, sebbene con una velocità non facile da gestire.

 

E chiaro poi che in queste situazioni il riuscire a mantenersi lucidi sarebbe il primo punto per avere le maggiori probabilità di sopravvivenza, sebbene non sia facile farlo, soprattutto per persone magari non abituate a trovarsi in tali contesti. In tutti i casi la conoscenza dei luoghi e delle dinamiche naturali dovrebbe essere la base per qualsiasi uscita in natura, anche di quelle più semplici e improvvisate.

 

Bene, sei arrivato fino alle fine: significa che ami la Natura, proprio come noi.
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