Pressioni antropiche, come la pesca, l’acquacoltura, lo smaltimento dei rifiuti e l’urbanizzazione costiera, esercitano pressioni sempre più forti sulle zone costiere europee. A queste si aggiungono le conseguenze dei cambiamenti climatici, come per esempio l’innalzamento del livello del mare, il riscaldamento degli oceani, l’acidificazione delle acque ed eventi estremi.
Le possibili soluzioni per affrontare la situazione prevedono un approccio sistemico, che tenga in considerazione le dinamiche tra le società costiere e gli ecosistemi che sono entità socio-ecologiche interconnesse.
In questo contesto, l’European Marine Board (EMB), il principale think tank europeo nell’ambito delle politiche delle scienze marine, ha presentato un nuovo Position Paper denominato “Building Coastal Resilience in Europe” (scarica qui il documento) che presenta raccomandazioni politiche e scientifiche chiave su come promuovere la resilienza costiera e migliorare la capacità di far fronte agli impatti dei cambiamenti climatici e di altre pressioni costiere.
«Costruire e migliorare la resilienza delle zone costiere alle pressioni richiede sistemi socio-ecologici che possano persistere, adattarsi o trasformarsi mantenendo le loro funzioni essenziali per fornire servizi ecosistemici sia alla natura che alle persone» spiega Donata Canu, ricercatrice dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale – OGS che ha partecipato al gruppo di lavoro dell’EMB.
La ricercatrice precisa che «La resilienza è un gioco di equilibri che si raggiungono solo attraverso un’attenta gestione capace di considerare tutti gli aspetti in gioco e le loro relazioni, ma è soprattutto un impegno a preservare le potenzialità e le risorse umane e naturali, affinché possano esprimersi al meglio e rispondere alle pressioni esterne e mantenere gli equilibri».
Nel documento vengono presentati tre casi di studio in tutta Europa: la penisola di Maharees in Irlanda, la Laguna di Venezia in Italia e la costa belga.
La Laguna di Venezia, patrimonio Unesco, è un sistema di inestimabile valore, ma anche fragile e vulnerabile alle pressioni indotte dai cambiamenti climatici e dal turismo di massa.
«Tra i casi studio non potevano mancare la Laguna di Venezia e la sua millenaria esperienza di governance del sistema socio-ecologico attraverso una continua ricerca di equilibri volti a mantenere il funzionamento del suo sistema idrologico ed ecologico a garanzia dei servizi ecosistemici» spiega Donata Canu.
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