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piccole storie di grandi naturalisti

I cugini D’Albertis e le culture del mondo

I cugini D’Albertis e le culture del mondo

Alfonso Lucifredi Alfonso Lucifredi 22 Gen 2018

Per chi arriva a Genova dal mare o da ponente è quasi impossibile non notare l’imponente struttura marrone-rossastra di un insolito castello che sfrutta la collina di Montegalletto per dominare il mar Ligure dall’alto. Così diverso dalle classiche costruzioni bianche e nere della tradizione genovese, al suo interno la struttura ottocentesca contiene parti di navi, trofei coloniali provenienti dai cinque continenti, richiami a culture arabe e africane, reperti etnografici di ogni genere. Si chiama castello D’Albertis e prende il nome dal suo creatore e ideatore, Enrico Alberto D’Albertis (1846-1932), che volle racchiudere in questa splendida costruzione la sua passione per i viaggi, per le culture esotiche e per l’esplorazione di terre lontane.

Enrico Alberto D’Albertis

La sua lunga carriera di navigatore lo portò a fare il periplo dell’Africa, a ricostruire il viaggio di Colombo con gli stessi strumenti utilizzati dallo scopritore dell’America, a visitare gli Stati Uniti, l’Australia, la Nuova Zelanda, la Cina e mille altri luoghi remoti. Fu anche un archeologo dilettante e grande appassionato di meridiane, che si dilettava a costruire personalmente. Ma non solo: a solo 26 anni, nel 1872, percorse la tratta Torino-Genova a bordo di un “velocipede”, una sorta di bicicletta e poi coprì a piedi la tratta Genova-Nizza a tempo di record. Tra i fondatori dello Yacht Club Italiano, fu anche filantropo e promotore di tanti eventi culturali. Non a caso oggi il Castello D’Albertis, di proprietà del Comune di Genova, è sede del Museo delle Culture del Mondo e ospita regolarmente mostre ed eventi di ogni genere.

Ma la famiglia D’Albertis può vantare più di un celebre rappresentante. Luigi Maria D’Albertis (1841-1901), cugino di Enrico, fu infatti un valido naturalista ed esploratore. Dopo aver partecipato alla spedizione dei Mille di Garibaldi a soli 19 anni e aver compiuto molti viaggi in Europa, Luigi entrò nel gruppo di naturalisti che orbitava intorno al marchese genovese Giacomo Doria, creatore di uno dei più grandi musei di Storia Naturale di tutta Italia. Dopo aver studiato le basi di biologia e tassidermia, partì alla volta della Papua Nuova Guinea, ai tempi quasi del tutto inesplorata dagli occidentali e ancora popolata da tagliatori di teste. Esaminò e scoprì decine di specie animali sconosciute alla scienza. Raccolse centinaia di pelli di uccelli del paradiso, che inviò al British Museum di Londra. È passata alla storia anche una serie di spedizioni che fece lungo il corso del fiume Fly, sempre in Nuova Guinea, nelle quali si spinse fin dove nessun uomo europeo era mai giunto prima. Tra le sue varie scoperte ci fu la “fiamma della foresta”, chiamata dagli anglosassoni D’Albertis creeper (Mucuna albertsii), una bellissima pianta rampicante dai fiori color rosso brillante. Ad accompagnarlo nella seconda spedizione ci fu il macchinista australiano Lawrence Hargrave, che fu anche pioniere aeronautico e autore di alcuni modellini di velivolo che vennero utilizzati dagli stessi fratelli Wright per la creazione del loro primo mezzo volante. La sua grande collezione di reperti scientifici venne poi raccolta nel museo del cugino, il più grande dono della famiglia D’Albertis agli appassionati di natura ed esplorazione.

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