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Natura
Animali, piante e habitat
COGNIZIONE ANIMALE / 3

Domesticazione: una prerogativa dell’Uomo

Domesticazione: una prerogativa dell’Uomo

Chiara Grasso Chiara Grasso 3 Set 2021

L’essere umano va fiero di molte azioni, convinto che siano prerogativa esclusiva della propria specie. Come visto nelle precedenti puntate, non è così. Tuttavia, in una cosa sì, siamo gli unici. Nella domesticazione. Siamo l’unica specie animale ad aver addomesticato altre specie per compagnia.

Sebbene la co-evoluzione con il cane sia un processo simbiotico non diverso da quello del pesce pagliaccio con l’anemone di mare, nel nostro caso, la domesticazione di un’altra specie animale è stata dapprima naturale e poi artificiale, andando a creare le razze per il nostro utilizzo.

Le strade evolutive dell’Homo sapiens e del cane si sono incrociate circa 20 mila anni fa, andando a creare quella che si definisce Co-Evoluzione inter-specifica. Tale processo ha portato a sviluppare un peculiare sistema comunicativo e un legame che l’Homo sapiens può ritrovare solo nel Canis lupus familiaris e viceversa. Le specie selvatiche, invece, si sono evolute indipendentemente dall’Uomo e questo spiega il motivo per cui non dovrebbero vivere a stretto contatto con noi.

Eppure, anche in questo, l’essere umano vince il primato nel regno animale: il voler addomesticare le altre specie per diletto, non riconoscendo il limite che divide noi da loro, un domestico da un selvatico e volendo accorciare millenni di storia evolutiva, in poche generazioni.

Uomo-cane, una storia evolutiva comune

Canis lupus familiaris e Homo sapiens hanno incrociato le loro strade evolutive migliaia di anni fa. Tuttavia, geneticamente, alcuni lupi hanno iniziato il processo evolutivo del diventare cani circa un centinaio di migliaia di anni fa: la maggior parte delle teorie evoluzionistiche sposano l’idea che i primi esemplari di cani “primitivi” abbiano trovato resti di animali cacciati vicino ai primi accampamenti umani, protezione da altri carnivori e spesso il calore del fuoco. L’Uomo, d’altra parte, ha trovato nel cane un ottimo alleato per la caccia e un’efficace guardia da altri predatori fuori dalle capanne. Un do ut des che, circa 20 mila anni fa ha reso possibile che l’Uomo domesticasse il cane e il cane addomesticasse l’Uomo. Le loro strade evolutive si sono incrociate, sviluppando un legame di co-evoluzione tra due specie diverse.

La co-evoluzione intraspecifica è quel processo mediante il quale due specie appartenenti a due linee evolutive parallele, in un determinato momento della storia evolutiva, si sono incrociate modificando il resto dell’evoluzione per entrambe le specie.

In poche parole, l’Uomo non sarebbe quel che è oggi se non avesse mai incontrato il cane e viceversa.

Basti pensare che uno studio giapponese del 2015 pubblicato su Science ha dimostrato che il solo sguardo reciproco tra cane e umano stimola in entrambi la secrezione di ossitocina (chiamato “ormone dell’amore”). In effetti, si parla di domesticazione (da domus: casa) per definire quel processo attraverso il quale un’intera specie animale si adatta all’Uomo attraverso svariate modificazioni genetiche che avvengono nel corso di generazioni e attraverso una serie di eventi di adattamento prodotti dall’ambiente. Nel caso del cane, tutto ciò sta ancora accadendo.

La domesticazione delle specie selvatiche

Nel corso di molte migliaia di anni, solo poche specie sono state domesticate, mentre altre potrebbero non esserlo mai, nemmeno dopo molte generazioni di allevamento selettivo. Si parla quindi di animale addomesticato o ammaestrato quando il processo di addomesticazione riguarda un singolo individuo, reso docile e obbediente, ma la cui specie di appartenenza rimane selvatica e geneticamente uguale all’esemplare divenuto mansueto.

Il cane è un animale domestico, il leone del circo è un animale addomesticato:  la differenza la si trova nella componente genetica che ci permette di distinguere un cane dal lupo e che non differenzia invece il leone nato e cresciuto in cattività (anche da numerose generazioni) e il leone selvatico della savana africana.

Altre differenze riguardano la morfologia, la fisiologia e l’etologia: lo sviluppo secondo caratteristiche diverse è il risultato del processo di domesticazione a cui sono stati sottoposti gli animali selvatici, e ha condotto a un relativo ridimensionamento della corporatura, a una maggiore variabilità nella tipologia, nella grossezza, nella colorazione e nel tipo di pelo dell’animale.

Non tutte le specie di animali, quindi, possono essere rese domestiche e per quelle selvatiche, che hanno determinate necessità etologiche imprescindibili con la vita antropica, non è naturale, né etologicamente né biologicamente sano vivere a stretto contatto con l’Uomo in quanto tali necessità non potranno mai essere soddisfatte.

Sanitariamente parlando, le specie selvatiche hanno un diverso sistema immunitario rispetto alle domestiche che hanno, invece, sviluppato un sistema immunitario e di difesa virale adatto all’ambiente umano e urbano. Per tale motivo gli animali selvatici sono maggiormente esposti ai virus umani (Come l’Herpes simplex HSV-1 il classico virus dell’Herpes labiale), che in alcuni casi per gli animali selvatici possono essere letali.

Una tigre che non fa la tigre non è una tigre

Eticamente ed etologicamente, invece, un animale selvatico reso docile viene privato della sua natura e sebbene sia stato ammansito e addomesticato, la sua specie di appartenenza rimane selvatica e per questo motivo ogni cambiamento comportamentale che volontariamente o involontariamente l’animale subisce viene definito violenza etologica.

Per citare il filosofo studioso dell’animalità (umana e non) Felice Cimatti, una tigre che non è in grado di esprimere il suo etogramma (repertorio comportamentale tipico di una data specie) non è una tigre, così come una zecca, che finché si trova immobile su un filo d’erba in attesa di succhiare il sangue da un mammifero non è una zecca, ma ha solo le potenzialità e le funzionalità di esserlo. Un animale, cioè, si può definire tale solo quando si manifesta la sua animalità: quando caccia, quando scappa da un predatore, quando si procura un riparo per la notte, quando cerca un partner riproduttivo oppure quando interagisce con le altre specie ed è animale solo quando può occupare la sua nicchia ecologica specie-specifica.

 

Per concludere, quindi, in tante cose l’Uomo è uguale agli altri animali. Non migliore, non peggiore. Siamo animali come gli altri. Diversi dagli altri, ma intrinsecamente uguali. Diversi da un’anatra così come un’anatra è diversa da un picchio. Ma un picchio non è migliore di un’anatra, né più intelligente. Quello che però ci differenzia è la nostra problematica capacità di adattare l’ambiente a noi, distruggendo spesso interi ecosistemi ed equilibri naturali, andando a modificare catene alimentari, sterminando predatori, introducendo specie invasive, addomesticando animali selvatici, tenendoli a casa come animali da compagnia, incrementando il bracconaggio e il commercio illegale di migliaia di specie a rischio di estinzione.

Siamo unici nella nostra capacità di essere la causa della sesta estinzione di massa e di aver modificato il clima così

 

Leggi qui il primo articolo della serie “Cognizione animale”

Leggi qui il secondo articolo della serie “Cognizione animale”

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