A prima vista può sembrare un semplice ghiro, magari di taglia ridotta. Ma, a guardarlo meglio, le differenze saltano subito agli occhi. Intanto è di colore beige tenue, anziché grigio, con una mascherina ben visibile sugli occhi e sul ventre bianco; potrebbe essere confuso con il quercino, il quale, però, ha molto più nero sul muso e sull’estremità della folta coda.
Questo piccolo roditore è un driomio, probabilmente uno dei mammiferi di aspetto più gradevole di tutta la fauna presente in Italia, ma anche uno dei meno comuni. La sua reale distribuzione nel nostro Paese è scoperta abbastanza recente. Fino agli anni Sessanta si credeva, infatti, che questa specie fosse presente solo nelle Alpi Orientali. Poi, alcuni esemplari vennero ritrovati anche tra le montagne dell’Aspromonte, sopra i 1700 metri, dando vita a una nuova sottospecie, Dryomys nitedula aspromontis, distinta da Dryomys nitedula intermedius, presente a Nord e ben più comune.
Successivamente, grazie all’impegno di un gruppo di scienziati, il driomio venne segnalato anche sulle vette della Sila e del Pollino. Ma la sua biologia, almeno per le popolazioni meridionali, rimane un mistero: non si conoscono con precisione i periodi del letargo e i dettagli della riproduzione. Non è neanche molto chiaro il perché di queste due popolazioni così distinte, ma reperti fossili ritrovati in Italia centrale, e probabilmente ascrivibili a questa specie, fanno supporre che la distribuzione originaria fosse più ampia. Sembra quindi ragionevole che una estinzione locale possa aver isolato le popolazioni calabro-lucane.
Le abitudini del driomio non facilitano il suo studio
Tanto per cominciare questo lontano parente del ghiro è strettamente notturno e piuttosto timido. Predilige le quote medie e le foreste di latifoglie (ma è stato segnalato fino a 2300 metri) e passa gran parte della propria vita sugli alberi, anche se non è troppo restio a scendere a terra per nutrirsi dei frutti caduti e di piccoli insetti con il favore delle tenebre. D’estate costruisce piccoli nidi con rametti e foglie secche, foderandoli di piume e peli. In inverno, invece, probabilmente tra ottobre e aprile, va in letargo in piccole tane sotterranee.
Tratto da La Rivista della Natura 1/2008
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