Conobbi Fulco Pratesi nel 1987, a Orbetello, in occasione di un’assemblea dei soci Wwf. L’anno prima avevo cominciato la mia collaborazione con l’associazione, presso gli uffici milanesi, che allora erano in via Monte Grappa. Poche stanze piene di carte e di tanto entusiasmo.
Non ricordo cosa disse in quell’occasione ufficiale, mentre nella mia mente rimase indelebile quel che è avvenuto dopo l’assemblea. Pratesi guidò una piccola delegazione di collaboratori stretti, fra i quali mi infilai senza pudore, tra le paludi alla foce del fiume Ombrone e i Monti dell’Uccellina. Non so spiegare bene perché, eppure ricordo ancora oggi com’era vestito: pantaloni di fustagno, stivali di gomma e una giacca dal taglio lungo in perfetto stile inglese. Camminammo per ore sotto una pioggerellina che prima di allora avrei definito fastidiosa e che invece in quel preciso momento aggiunse un sapore romantico alla piccola avventura. Osservammo aironi guadabuoi, garzette, qualche cavaliere d’Italia, uccelli che oggi sono molto comuni, al punto che è facile avvistarli anche in contesti periurbani, all’epoca non era così.
Mentre vagabondavamo per la Maremma mi feci coraggio e lo avvicinai per spiegargli che avevo rinunciato a seguire la carriera immaginata fino a qualche mese prima – da non molto mi ero laureato in giurisprudenza all’Università Statale di Milano – per unirmi al gruppo di giovani che avevano fondato la delegazione lombarda del Wwf. Pratesi mi ascoltò senza rinunciare a guardarsi intorno, binocolo sempre alla mano, poi mi disse che gli avevano già parlato di me. Quindi mi incoraggiò con parole semplici, che tuttavia scavarono nel mio animo; infine mi invitò ad andare a trovarlo a Roma.
L’occasione di visitare la segreteria nazionale del Wwf, che in quegli anni era in via Salaria, si presentò mesi dopo. Fui sorpreso che lui si ricordasse non solo di me, ma anche di quel che gli avevo raccontato. Da quel momento in avanti gli incontri si intensificarono. Per me restò un maestro difficile da avvicinare, quando in realtà Pratesi ero con tutti un uomo sorridente e cordiale, fermo nelle sue convinzioni, ma anche pronto a dialogare, capace di sorprenderti, a tratti stravagante. Le sue battaglie sono note a tutti, appartengono alla storia del Paese. Forse solo chi l’ha incontrato sa che si è sempre battuto con gentilezza e nobiltà d’animo, anche quando non le mandava a dire. Fu un sognatore. Fu un artista, sono celebri i suoi disegni e i taccuini naturalistici realizzati con gli acquerelli. Fu un visionario, cioè una persona armata di pensiero critico. Seppe guardare lontano, ma sempre all’insegna della semplicità.
Addio Fulco.
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