«È finito il tempo del consumo di suolo ed è tempo di rigenerarlo: 600.000 posti di lavoro perduti nell’edilizia possono essere recuperati nell’ambiente». Si è espresso così giorni fa Ermete Realacci, presidente Commissione Ambiente della Camera, durante il convegno svoltosi a Roma, su iniziativa del Coordinamento Nazionale della Filiera del Florovivaismo e del Paesaggio (CNFFP), per presentare tre disegni di legge volti a includere nella prossima Legge di Bilancio misure agevolate a sostegno di opere a verde nei giardini privati.
Certo, 600.000 nuovi posti di lavoro non potranno provenire tutti dal comparto florovivaistico, anche considerato che oggi gli addetti sono 180 mila. Però il significato dell’affermazione è chiaro: è giunto il momento di mettere a disposizione risorse per aiutare quei settori che davvero possono concorrere a imprimere un nuovo corso all’economia.
L’impatto del verde, o al contrario della sua assenza, sull’inquinamento, il clima e la salute di noi tutti è elevatissimo, anche in termini economici.
Finalmente si sta diffondendo un principio che, solo fino a poco tempo fa, sembrava chiaro solo a una frangia ristretta di studiosi e appassionati: investire nel verde è una scelta per il futuro. Il verde è certamente vita e bellezza, ma è anche un’occasione di sviluppo economico e occupazionale. Insomma si sta facendo largo l’idea che stiamo parlando sì di giardini, alberi e prati fioriti, ma anche di finanza pubblica.
Attorno alla proposta di includere nell’ ecobonus 2018 lo sgravio fiscale per le opere a verde si sta coagulando una forza sempre più trasversale: anche i ministri dell’Ambiente, Galletti, e delle Infrastrutture, Delrio, nelle ultime settimane si sono espressi a favore. Sembrerebbe la volta buona, ma è proprio ora che non si deve abbassare la guardia.
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com




