Quando, lo scorso sabato, l’Agenzia per la protezione ambientale (Epa) statunitense ha scoperto il “trucchetto” sul software delle auto Volkswagen e Audi atto a ingannare i controlli antinquinamento, è sicuramente scoppiato uno dei più grossi scandali industriali nella recente storia del settore automotive, con pesanti ricadute economiche sul Gruppo tedesco – e il rischio è che alla fine il danno maggiore lo subirà l’incolpevole Concessionario della vostra città.
Ma se la cronaca ora si occupa di responsabilità, processi, sanzioni, blocchi delle importazioni… è d’obbligo anche trarre un insegnamento dalla vicenda. Metodologico.
Una volta ancora, come avviene fin dai tempi di Al Capone e della sua incriminazione per reati fiscali, gli Stati Uniti dimostrano come, oltre ad avere leggi e norme, sia altrettanto importante – se non di più – fare i controlli e applicarle con severità.
In Europa e in Italia
L’Europa è all’avanguardia nelle normative per il controllo delle emissioni degli scarichi delle auto. È ormai dal 1991 che è entrato in vigore il sistema delle certificazioni Euro 1, 2 … (siamo alla 6).
Ora ci si domanda se lo stesso trucchetto elettronico scoperto negli Usa abbia ingannato anche i controlli europei (senza, però, venire scoperto nel vecchio continente).
E per il nostro Paese ci chiediamo quanto affidabile e controllato sia il vecchio sistema delle “revisioni periodiche” degli automezzi. Quante volte, in coda nel traffico, siamo costretti a mettere il riciclo aria nell’abitacolo perché il veicolo di fronte a noi emette un fumo pestilenziale e ci chiediamo: “Ma come avrà fatto a passare la revisione?”.
Oppure, la fila di camion stranieri provenienti dalle più improbabili e impronunciabili regioni del continente che attraversano in lungo e in largo il nostro Paese, da Est a Ovest o verso i porti del Sud Italia, lasciando una scia di CO2 e NO2 che ricorda gli scenari della prima industrializzazione.
Chi e con severità li controlla?
E le caldaie delle nostre case? Tutti voi (spero) fate la manutenzione periodica e la certificazione delle emissioni. E quante volte siete stati controllati? Mai? Non ci stupisce.
In definitiva, dal danno ambientale, industriale, economico e d’immagine causato da un pugno di altissimi dirigenti “altissimamente” scellerati, si tragga un insegnamento: inutile fare regolamenti sempre più restrittivi se non ci si impegna altrettanto seriamente a farli rispettare!
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