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Scienza
Allerta alle isole Eolie

Eruzione dello Stromboli: frane e colate di lava fino al mare

Eruzione dello Stromboli: frane e colate di lava fino al mare

Andrea Di Piazza Andrea Di Piazza 1 Apr 2020

Alle Isole Eolie è di nuovo allerta per l’eruzione dello Stromboli. Infatti, negli ultimi giorni, si è intensificata l’attività eruttiva del vulcano. Dai crateri sommitali si è formata una colata lavica che ha raggiunto in breve tempo la linea di costa della Sciara del Fuoco, uno dei versanti disabitati dell’isola. È quanto emerge dal monitoraggio della sezione di Catania dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e del Laboratorio di Geofisica Sperimentale del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze che in queste ore stanno analizzando i segnali che provengono dal vulcano siciliano. La situazione è ovviamente in rapida evoluzione.

Il 28 marzo i primi segnali

Alle ore 16:44 UTC del 28 marzo la rete di monitoraggio del Laboratorio di Geofisica dell’Università di Firenze registrava un aumento del tremore sismico accompagnato da chiari segnali di rotolamento di blocchi lungo la Sciara del Fuoco.

Secondo i ricercatori, i segnali geofisici erano ascrivibili ad un trabocco lavico dal cratere di NE che ha parzialmente frammentato il bordo craterico inducendo tra l’altro il rotolamento dei blocchi lungo il ripido versante. Come verificato anche tramite le immagini della telecamera di Punta Labronzo.

Nella tarda serata del 30 marzo, poi, un secondo trabocco lavico dalla terrazza craterica ha raggiunto il mare nel giro di qualche ora, accompagnato dal continuo rotolamento di blocchi incandescenti lungo la Sciara del Fuoco.

Secondo il Laboratorio dell’Università di Firenze sono stati almeno 23 gli eventi franosi verificatisi durante la notte e sempre legati al crollo parziale del bordo del cratere di NE.

La profondità della sorgente sismica, legata al magma in risalita, è molto superficiale e ha raggiunto i valori pre-eruttivi del 2014, periodo in cui si è verificata un’altra eruzione effusiva.

In queste ore si registra, inoltre, uno “sgonfiamento” dell’edificio vulcanico (deflazione), mentre continua l’attività ordinaria esplosiva del cratere di NE che si mantiene su valori considerati molto alti.

Attività effusiva dello Stromboli

L’attività effusiva non rientra nella cosiddetta “attività ordinaria” dello Stromboli. Solitamente è caratterizzata da esplosioni ritmiche a bassa energia che si susseguono a distanza di qualche decina di minuti l’una dall’altra (guarda il video).

Le ultime colate laviche si sono originate da trabocchi dei crateri sommitali o dall’apertura di bocche effimere e hanno interessato esclusivamente la Sciara del Fuoco. Fatto che non costituisce pericolo per le zone abitate dell’isola.

L’eruzione dello Stromboli può durare qualche ora o mesi, come accaduto nel 2014, e talvolta può essere accompagnata da eventi fortemente esplosivi come nel 2003 e nel 2007.

Niente paura comunque, grazie al lavoro incessante dei ricercatori INGV e di numerose università italiane, nonché della Protezione Civile Nazionale, il vulcano è un vero e proprio “sorvegliato speciale”.

Sorvegliato speciale

L’eruzione dello Stromboli non è certo un evento raro. La sua continua attività lo rende uno dei vulcani più monitorati al mondo. Sui suoi fianchi è attiva una rete multi-parametrica in grado di captare le minime variazioni del suo comportamento eruttivo.

La rete si compone di vari sistemi tra cui quello sismico (terremoti, tremore vulcanico), acustico, geochimico (composizione e temperatura gas e acque), delle deformazioni del suolo (gps e clinometri), magnetico, gravimetrico, visivo (telecamere termiche ed ottiche).

Sulla Sciara del Fuoco, inoltre, è stato installato un sistema di monitoraggio. Si basa su due interferometri radar ad apertura sintetica (SAR), che captano gli eventuali movimenti franosi sul fianco del vulcano. Per la rilevazione di onde di maremoto, due boe sono state installate a largo dell’isola. Le strutture preposte al monitoraggio di tutti questi dati sono le sezioni di Catania e Palermo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ed il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università degli Studi di Firenze.

I segnali delle stazioni di misura, inoltre, sono trasmessi in tempo reale al Centro Operativo Avanzato (COA) del Comune di Lipari e alle sale operative degli enti preposti al monitoraggio. Qui, oltre all’acquisizione avviene anche l’analisi e l’interpretazione dei dati per comprendere a fondo lo stato del sistema vulcanico.

© riproduzione riservata
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com
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