Alla fine dello scorso anno, la Giunta Regionale delle Marche ha approvato il “Piano di controllo Volpi e Corvidi”, che autorizza di fatto una caccia selvaggia e antistorica alla volpe, che avverrà anche di notte e ucciderà i cuccioli e le loro madri, scovati dai cani nelle tane.
Eppure la volpe svolge un ruolo biologico estremamente importante, perché regola la proliferazione di ratti, topi e altri piccoli animali. Le volpi sono accusate di predare gli animali da cortile, ma il sospetto è che il vero motivo dell’accanimento contro le volpi sia che si nutrono della fauna “pronto-caccia”, acquistata e immessa in natura dai cacciatori in vista della stagione venatoria.
Tra i metodi di uccisione autorizzati dal Piano ci sono anche tecniche normalmente vietate, come la caccia notturna, le gabbie trappola, ma soprattutto, la caccia in tana, dove la volpe accudisce i piccoli.
Le associazioni ambientaliste e animaliste delle Marche (ENPA, GRIG, LAC, LAV, LIPU, la Lupus in Fabula, Pro Natura e WWF) denunciano che «La politica degli abbattimenti è risultata fallimentare, ora si volti pagina» e chiedono di revocare il “Piano di controllo Volpi e Corvidi” per la sua infondatezza, inutilità, nocività e, soprattutto, per la sua estrema crudeltà.
Ma ora il Tribunale Amministrativo Regionale delle Marche ha respinto la richiesta di sospensiva della delibera di Giunta presentata delle associazioni animaliste, che chiedevano lo stop alla caccia di volpi e corvidi. Ora l’unica strada rimasta aperta è quella di una raccolta di firme, lanciata su change.org.
Se la Regione vuole veramente aiutare l’agricoltura marchigiana, lo può fare rispettando anzitutto l’art. 19 della Legge n. 157/92, rimasto finora inapplicato dalle Regioni nella parte relativa all’adozione di un vero Piano di Gestione, che preveda, in via prioritaria, l’attuazione dei metodi ecologici e preventivi che avrebbero potuto risolvere già da tempo la maggior parte dei problemi degli agricoltori, senza fare ricorso alle armi, peraltro fuori dall’ambito del consentito dalla normativa nazionale.
Infatti, ben 7 Sentenze della Corte Costituzionale stabiliscono che soggetti privati, come i cacciatori, non possono essere coinvolti nelle operazioni di “controllo” faunistico (in periodi e zone di divieto di caccia) a cui sono preposte figure pubbliche, come la Polizia provinciale.
In oltre vent’anni, la vecchia politica degli abbattimenti si è rivelata totalmente fallimentare. «Le Marche sono una delle Regioni dove le concessioni al mondo della caccia, in barba alle leggi e alle direttive europee, sono molto numerose. Questo ha causato nel tempo l’apertura di procedure d’infrazione per abusi sull’attività venatoria. Al punto che persino il Ministero dell’Ambiente è dovuto intervenire per fermare la caccia ad alcune specie» precisa il delegato LAC Marche.
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