Le colline dell’antico Montefeltro, tra la Repubblica di San Marino e le creste dell’Appennino, sono uno dei paesaggi più caratteristici delle Marche.
Lungo questi versanti, al confine con Toscana e Romagna, dove le vette sfiorano i 1000 metri di quota, le rupi scoscese del Sasso Simone e Simoncello emergono come isole di pietra dal morbido mare di colline.
A Nord sono circondate da una splendida foresta di cerro, quercia tipica delle colline del centro e Sud Italia, che qui riveste più di 1200 ettari di rilievi. Si tratta di un habitat ormai raro in Italia, che fonde elementi di montagna con tratti tipicamente mediterranei.
L’itinerario proposto consente di esplorare la foresta, raggiungere la vetta dei Sassi e osservare le testimonianze storiche nascoste tra gli alberi.
Il percorso
Il sentiero si prende nei pressi del Passo Cantoniera (991 m), lungo la strada che conduce a Miratoio e Sestino. Cinquecento metri dopo il Passo si vede un punto di sosta con i cartelli e le indicazioni per Sasso Simone (tracciato 118).
All’inizio si sale dolcemente nel bosco lungo una strada forestale, che può essere percorsa anche a cavallo e con una mountain-bike da cross-country. A sinistra si intravedono le recinzioni di un’area di addestramento delle forze armate italiane, in parte sovrapposta al versante Sud dell’area protetta.
La foresta di cerro avvolge completamente il tracciato con alberi che superano i 15 metri di altezza e i trent’anni di età. Si tratta, infatti, di un bosco ceduo invecchiato (dove si tagliava legna ogni 10-15 anni), oggi protetto e quindi allargatosi in altezza ed estensione. Le grandi querce sono affiancate da carpino bianco, nocciolo, acero campestre e, più in quota, da singoli esemplari di faggio.
Il periodo migliore per visitare l’area è la primavera, quando nelle radure, tra gli alberi, si osservano i ciuffi bianchi e gialli delle primule e della cardamine, e il bosco risuona dei richiami di cuculo, luì piccolo, rigogolo, picchio muratore e del frenetico tambureggiare del picchio verde e del picchio rosso maggiore. Dopo circa 2 km, proseguendo sulla sinistra (tracciato 17), si arriva sulla cresta che separa le Marche dalla Toscana.
Basta scollinare e proseguire qualche minuto per osservare l’alto profilo del Sasso Simone, a sinistra, e del Sasso Simoncello, a destra. Più avanti gli alberi si diradano e aumentano le specie mediterranee, ben rappresentate in una prateria che guarda a Sud, sovente sorvolata dal gheppio e dalla poiana. L’ampio panorama abbraccia le colline toscane, mentre i calanchi movimentano il paesaggio con pochi arbusti di ginestra e ginepro. In primavera inoltrata la prateria si colora del rosa dei geranei selvatici e di varie specie di leguminose e orchidee (Gymnadenia conopsea e Anacamptis pyramidalis) nei punti più umidi.
Il sentiero serpeggia sul fianco del pendio, regalando bellissime visioni delle pareti a strapiombo del Sasso Simone, fino ad arrivare su una cresta dominata da un magnifico e solitario faggio. Se si prosegue diritti sul fianco Est del Sasso Simone si accede a un sentiero che consente di raggiungerne la sommità in poche centinaia di metri.
La foresta dei Medici
Una volta in cima, si possono scorgere muretti di pietre e cumuli di rocce ormai sepolti dal muschio e dai detriti. Sono i resti della “Città del Sole”, una fortezza risalente al XVI secolo, quando i Medici avviarono qui il maestoso progetto di un insediamento civile e militare, simbolo della cultura e della strategia militare della potente famiglia fiorentina.
Alla fine del XVII secolo, tuttavia, a causa delle rigide temperature invernali e per la difficoltà di collegamento e approvvigionamento, il presidio venne abbandonato. Una sorte analoga era toccata all’abbazia di Sant’Angelo, un edificio religioso costruito nello stesso luogo dai benedettini tre secoli prima. Superando gli alberi e attraversando un piccolo cancello di legno è possibile fare il giro del pianoro, dominato da una grande croce metallica.
Nella buona stagione nell’erba alta fioriscono i bellissimi gigli di San Giovanni e vaste distese di ebbio, un parente stretto del sambuco. Il Sasso è più grande di quanto appaia, quindi calcolate circa mezz’ora se volete esplorare rapidamente la sommità. Una recinzione impedisce di avvicinarsi troppo al ciglio scosceso, rivolto verso Sud.
Per il ritorno è meglio tenersi sulla sinistra, sul sentiero 119b, che si inoltra nuovamente nel bosco di cerro. In questo modo, seguendo una tortuosa via nel bosco, si ritorna sul sentiero 118. Per trovare i segnavia è necessaria un po’ di attenzione. Tuttavia, anche se doveste perdere la diramazione e imboccare il sentiero 119, giungereste alla strada asfaltata che porta a Carpegna.
Pennabilli
Paesino di 3mila anime si trova sopra la piana dove scorre il fiume Marecchia, a 620 m di altitudine. Di impianto medioevale, ospita un magnifico punto panoramico, il Roccione, che dà sulla pianura e le colline circostanti. Da non perdere i ruderi del Castello di Billi, la cattedrale di San Pio, il Santuario di Sant’Agostino, il Convento delle Agostiniane, la Porta Malatesta e il Museo di Tonino Guerra.
Il Parco in breve
Nel cuore dell’Appennino marchigiano, si trova la più estesa e meglio conservata foresta di cerro italiana: il Parco dei Sassi Simone e Simoncello (rispettivamente 1200 e 1220 m sul livello del mare), il primo dei quali si trova per metà nelI’adiacente Riserva Naturale del Sasso Simone, in Toscana.
Il Parco protegge calanchi, paesaggi agricoli, foreste di faggio e di conifere concentrate attorno al Monte Carpegna (1415 m). È in progetto l’ampliamento del parco, che diventerebbe il primo parco interregionale d’Italia, coinvolgendo i territori di Marche, Emilia-Romagna e Toscana.











