Dopo anni di attesa, l’Italia ha finalmente la legge “Disposizioni per il riconoscimento e la promozione delle zone montane”, promossa dal Ministro per gli Affari Regionali Roberto Calderoli, introduce una definizione chiara di “montagna”, basata su criteri oggettivi, come altitudine e pendenza, aprendo la strada a misure concrete per lo sviluppo e la valorizzazione di questi territori.
Un provvedimento che non solo colma un vuoto legislativo, ma restituisce valore alle comunità e alle professioni della montagna.
La nuova normativa richiama gli escursionisti alla frequentazione consapevole e responsabile della montagna, riconosce l’unicità dei professionisti del Collegio Nazionale Guide Alpine (Guide alpine, Accompagnatori di media Montagna e Guide vulcanologiche) e li pone come figure centrali nella tutela, sicurezza e valorizzazione del patrimonio montano del nostro Paese.
Le professioni della montagna
Due articoli sono dedicati ai professionisti del Collegio Nazionale Guide Alpine e al loro lavoro
- Viene ribadito il riconoscimento come professioni della montagna delle figure di guida alpina, aspirante guida, accompagnatore di media montagna e guida vulcanologica. Questo riconoscimento conferma il ruolo strategico e unico di queste professioni come presidi fondamentali per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio naturale e culturale delle aree montane.
- L’attività escursionistica viene riconosciuta come strumento essenziale per la tutela e la promozione del patrimonio ambientale. La norma affida al Ministero per gli Affari Regionali e le Autonomie il compito di definire i criteri di classificazione e individuazione dei percorsi escursionistici, ai fini della loro fruizione in condizioni di sicurezza, intesa come frequentazione consapevole e auto-responsabile.
L’invito alla prudenza
Di particolare importanza è un comma che stabilisce:
“Il fatto colposo del fruitore costituisce caso fortuito ai fini della responsabilità civile”: per esempio, se un escursionista si fa male a causa di un evento casuale come la caduta di un sasso, o di un proprio comportamento imprudente o disattento, questo viene considerato un caso fortuito. In pratica, la responsabilità del danno non ricade automaticamente sugli enti gestori del territorio o su chi ha compiuto opere per la manutenzione dei percorsi.
È un passaggio importante, perché riconosce che la montagna comporta sempre dei rischi e che chi la frequenta deve farlo in modo consapevole e autoresponsabile, nel rispetto del contesto naturale in cui si trova.
Martino Peterlongo, Presidente del Conagai commenta: «I nostri professionisti continueranno a svolgere il proprio ruolo con rinnovata responsabilità, consapevoli di essere non solo guide, ma anche custodi di un patrimonio unico che appartiene a tutti».
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