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Cultura
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FRANE E ALLUVIONI / 2

Il silenzio degli onesti e il gracchiare dei corvi

Il silenzio degli onesti e il gracchiare dei corvi
Foto: Fotonazario

Michele Mauri Michele Mauri 14 Ott 2014

Uno degli aspetti drammatici meno evidenti dell’alluvione che ha colpito Genova è il silenzio degli onesti. Il silenzio di quelle persone, studiosi o semplici appassionati, che fin dagli anni Sessanta e Settanta del secolo passato invocavano interventi atti a prevenire, a investire sulla tutela del suolo, a ridare il giusto valore al paesaggio. Alcune di quelle persone, penso ad Antonio Cederna, Giorgio Bassani, Renato Bazzoni, non sono più fra noi. E le loro battaglie si sono infrante contro il muro di gomma della cattiva politica e dell’indifferenza generale. Altri hanno semplicemente smesso di credere nella possibilità di un cambiamento, si sono rassegnati alla peggiore delle loro previsioni, ossia che in questo disgraziato Paese le cose non potranno mai cambiare in meglio.

Così oggigiorno ogni disastro ambientale, magari provocato da fenomeni eccezionali ma le cui conseguenze sono sempre aggravate dalle dissennate politiche urbanistiche, è accompagnato soltanto dalle vuote, retoriche parole dei corvi istituzionali, corresponsabili a differenti livelli, e dalle inopportune denunce dei profittatori, cioè di chi si avvantaggia di situazioni eccezionali o delle altrui disgrazie per ricavarne guadagno, magari con un bell’editoriale, un libro o una comparsata in Tv. Giornalisti, opinionisti e commentatori di 50, 60 e anche 70 anni che non ricordo di avere mai visto in prima linea a battersi a favore dell’ambiente quando pochi prestavano attenzione a simili bagatelle.
In questi giorni, sfogliando le pagine dei più noti quotidiani leggerete pezzi intrisi di indignazione e di denuncia. Sono firmati da celebri editorialisti, a volte autori di titoli che negli ultimi anni hanno incassato molto bene in libreria.

Ebbene, dopo aver dato la vostra adesione ai toni profetici di questi signori ponetevi una domanda: dov’erano venti o trenta anni fa, quando già si consumava l’atto finale del saccheggio al territorio italiano, ma tutti ancora danzavano e brindavano inebriati da un falso progresso che poggiava solo sul malcostume e la peggiore devastazione?

 

© riproduzione riservata
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com

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