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George Schaller e una nuova idea di conservazione

George Schaller e una nuova idea di conservazione

Alfonso Lucifredi Alfonso Lucifredi 16 Apr 2018

Da soltanto pochi decenni la nostra concezione di protezione della natura è orientata alla conservazione di animali e piante nel loro ambiente naturale. Mantenere le specie in zoo, serre o santuari creati ad hoc può essere utile nei casi più critici, ma se oggi abbiamo capito che una specie va tutelata nel suo ambiente d’origine il merito è in buona parte di uno scienziato ben poco conosciuto al grande pubblico, George Schaller.

Tedesco di nascita e americano di adozione, Schaller nasce nel 1933 a Berlino per poi trasferirsi negli Stati Uniti ancora adolescente. Si dedica da subito agli studi di zoologia sul campo e le sue prime ricerche importanti vengono compiute su un animale elusivo, erroneamente ritenuto aggressivo e ben poco conosciuto come il gorilla di montagna: dai suoi pionieristici studi su questi animali nascono due libri, di cui il secondo, “L’anno del gorilla” del 1964, diventerà piuttosto noto tra gli appassionati di natura e sarà uno dei punti di riferimento per le successive ricerche dell’americana Dian Fossey.

Da lì in avanti, la carriera di Schaller è costellata di ricerche sul campo dedicate ad animali iconici, spesso rari ed elusivi. I suoi studi sono sempre caratterizzati da sforzi per proteggere e tutelare le bellezze naturali dei paesi visitati. E così, tra i tanti viaggi dello scienziato in giro per il mondo ricordiamo le osservazioni sui grandi felini nella piana del Serengeti, le ricerche sulla tigre in India, sul panda gigante in Cina, sul giaguaro in sud America. Schaller è uno tra i pochissimi occidentali, fino alla fine degli anni ’70, a osservare il raro leopardo delle nevi nel suo ambiente naturale, in Himalaya. Insieme al collega Alan Rabinowitz osserva il rarissimo saola, un bovide endemico delle foreste del Laos. Riesce a osservare o a trovare tracce recenti di animali ritenuti estinti come il cinghiale di Heude del sudest asiatico o del cervo nobile del Tibet. Raccoglie abbondanti prove sulle origini carnivore del panda gigante.

Ma, al di là degli indubbi meriti in campo scientifico, Schaller va soprattutto ricordato per gli sforzi nel campo della conservazione. Grazie a un continuo impegno nel collaborare con gli scienziati e le autorità dei paesi visitati, Schaller può vantarsi di aver partecipato alla creazione di molte aree protette in varie parti del globo, non di rado nate dalla collaborazione tra nazioni diverse. Un esempio lampante è un’area protetta sui monti del Pamir, compresa tra i confini di Cina, Afghanistan, Pakistan e Tagikistan, che è stata al centro degli sforzi dello scienziato americano: una sorta di “peace park” da destinarsi alla protezione della rara pecora di Marco Polo. Un’area protetta nel cuore del Tibet, la Changtang Nature Reserve, è anch’essa nata in gran parte per merito dello scienziato. Come afferma lo stesso Schaller in questa breve intervista, «Se c’è qualcosa che merita di essere conservato come patrimonio di una nazione, devi batterti per essa, per sempre».

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