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piccole storie di grandi naturalisti

La misteriosa morte di Dian Fossey, primatologa che studiò i gorilla

La misteriosa morte di Dian Fossey, primatologa che studiò i gorilla

Alfonso Lucifredi Alfonso Lucifredi 7 Ago 2017

La sera del 26 dicembre 1985, al centro di ricerca di Karisoke in Ruanda, uno sconosciuto si aprì un varco tra le assi della capanna più grande e assalì a colpi di machete Dian Fossey, ponendo così brutalmente fine alla sua vita. Aveva solo 53 anni. Le indagini portate avanti dal governo ruandese sulla morte della scienziata americana condussero all’accusa di omicidio nei confronti del suo assistente, il giovane connazionale Wayne McGuire, che però riuscì a rifugiarsi negli Stati Uniti, evitando così la cattura. Ma la condanna del ragazzo non convinse mai davvero nessuno: nei suoi ultimi anni Dian Fossey, a causa di un carattere spigoloso e della guerra senza esclusione di colpi che mandava avanti ormai da tempo nei confronti dei bracconieri, si era fatta numerosi nemici. Attualmente, pur restando un delitto senza colpevole, la convinzione più diffusa è che l’uccisione della primatologa sia stata organizzata dai bracconieri locali.

L’eredità di Dian Fossey

Ma, a parte la tristissima fine, qual è l’eredità che Dian Fossey ha lasciato ai posteri? Di sicuro la sua esperienza quasi ventennale tra le fredde foreste ai piedi dei vulcani Virunga ha consegnato alla storia della scienza il più lungo e dettagliato studio sul gorilla di montagna, una varietà a grave rischio di estinzione. Varietà minacciata anche dai conflitti degli uomini, a cui hanno fatto da sfondo per decenni le martoriate terre di Congo, Uganda e Ruanda, territorio naturale di questi animali. L’esperienza di Dian Fossey si è tradotta anche in “Gorilla nella nebbia”, un approfondito, appassionato ma al tempo stesso distaccato e rigoroso testo scientifico sui gorilla, da cui è stato liberamente tratto un omonimo film di grande successo, interpretato da Sigourney Weaver. E poi ha insegnato a scienziati e conservazionisti a combattere il bracconaggio su tutti i fronti, senza timori o esclusione di colpi; ha regalato alla storia, insieme ai contributi di Jane Goodall e Birutė Galdikas, l’epopea delle “Trimates”, le tre scienziate inviate da Louis Leakey a studiare le grandi scimmie antropomorfe nei loro territori naturali; ma, più di ogni altra cosa, ha restituito al gorilla l’immagine che realmente gli si addice, quella di un animale pacifico, intelligente, empatico: lontano anni luce da quella bestia feroce e pericolosa, troppo a lungo parte dell’immaginario collettivo a causa di film e libri d’avventura.

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