La tigre è uno dei predatori più iconici della natura e una delle specie più riconoscibili del pianeta, ma le popolazioni di tigri sono minacciate non solo dai cambiamenti climatici, della perdita di habitat e dei conflitti con l’uomo: il commercio illegale di tigri è oggi una delle minacce più immediate alla loro sopravvivenza.
Spesso viene trascurato un fattore significativo che favorisce questo commercio: il ruolo degli allevamenti di tigri. Oggi, in tutto il mondo, rimangono meno di 6.000 tigri in natura. Allo stesso tempo, si stima che 8.900 tigri in cattività siano ospitate in oltre 300 allevamenti di tigri in tutta l’Asia, con ulteriori popolazioni in cattività in Paesi come il Sudafrica.
Le indagini di Wildlife Justice hanno rivelato come le reti criminali organizzate sfruttino alcuni di questi allevamenti per convogliare nei canali di commercio illegali le tigri e prodotti derivati. Anziché ridurre la pressione sulle popolazioni selvatiche, queste strutture possono alimentare la domanda, consentire il riciclaggio di prodotti di provenienza illegale e perpetuare i mercati illeciti.
Quando la cattività alimenta i mercati criminali
Proteggere le tigri richiede quindi di smantellare le reti criminali dietro questo commercio, colmare le lacune normative di cui approfittano e rafforzare la cooperazione internazionale per garantire che le tigri rimangano dove appartengono: in natura.
Il commercio internazionale di tigri selvatiche e delle loro parti è vietato ai sensi dell’Appendice I della Convenzione sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora selvatiche minacciate di estinzione (CITES). Nonostante questa protezione, la domanda rimane elevata per ossa, pelli, denti, artigli e altre parti del corpo delle tigri, utilizzate nella medicina tradizionale, nella produzione di vini e prodotti tonificanti, nella gioielleria, nell’arredamento e nei prodotti di lusso. Le tigri sono, inoltre, oggetto di traffico nel commercio illegale di animali da compagnia.
Sebbene il bracconaggio continui a minacciare le popolazioni selvatiche, le indagini hanno rivelato un’altra dimensione critica di questo commercio: il ruolo degli allevamenti di tigri in cattività.
Una regolamentazione carente, una supervisione debole e un monitoraggio inadeguato possono creare opportunità per le reti criminali di sfruttare gli allevamenti di tigri e consentire alle tigri in cattività e ai loro prodotti di entrare nelle catene di approvvigionamento illegali.
Anziché ridurre la pressione sulle popolazioni selvatiche, gli allevamenti di tigri possono perpetuare la domanda dei consumatori, facilitare il riciclaggio di prodotti di provenienza illegale e sostenere i mercati illeciti.
Il business dietro il traffico di tigri
Il traffico di tigri non è un reato opportunistico; si tratta di un sofisticato business transnazionale che coinvolge allevatori, intermediari, trasportatori, trasformatori, commercianti e finanziatori operanti in diverse giurisdizioni.
Questi attori operano oltre i confini nazionali per procurarsi, trasformare, trasportare e vendere prodotti derivati dalla tigre, spesso sfruttando le lacune nell’applicazione della legge e nella cooperazione internazionale. Ciò rende il traffico di tigri un’impresa criminale complessa, il cui smantellamento richiede ben più che singoli sequestri o arresti.
Per smantellare questo commercio è necessario identificare le reti criminali che lo coordinano, tracciare i flussi finanziari e sostenere le forze dell’ordine nell’individuare gli individui che traggono i maggiori profitti da tale attività.
Trasformare le informazioni in azione
Anni di indagini condotte da Wildlife Justice nella subregione del Grande Mekong hanno documentato come le reti criminali organizzate sfruttino le strutture di detenzione delle tigri e hanno individuato le vulnerabilità che rendono possibile il commercio illegale.
Questi risultati hanno costituito la base del rapporto “To Skin a Cat: How Organised Crime Capitalises and Exploits Captive Tiger Facilities” (scarica qui il documento), che ha delineato una serie di raccomandazioni per aiutare i governi ad affrontare questi rischi. Tra queste figurano il miglioramento della supervisione degli allevamenti, il rafforzamento della condivisione di informazioni e della cooperazione tra le forze dell’ordine, l’inasprimento delle sanzioni per i trasgressori di alto livello e la lotta agli aspetti finanziari dei reati contro la fauna selvatica.
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