L’inquinamento luminoso colpisce il 23% della superficie terrestre e sta crescendo rapidamente in termini di estensione e intensità. La luce artificiale generata dalle attività umane può allungare il tempo che gli uccelli trascorrono cantando di quasi un’ora al giorno, secondo quanto riportato nello studio di B.S. Pease and N.A. Gilbert, “Light pollution prolongs avian activity”, pubblicato su Science.
L’entità della variazione comportamentale ha colto di sorpresa i ricercatori: «Sebbene ci aspettassimo un certo adattamento comportamentale alle luci notturne, non avevamo previsto che l’impatto sarebbe stato così forte» afferma Neil Gilbert, ecologo presso l’Oklahoma State University di Stillwater.
Ricerche precedenti hanno dimostrato che la luce proveniente dagli insediamenti umani ha effetti sostanziali sulla fauna selvatica. Gli uccelli che migrano di notte possono disorientarsi a causa delle luci e schiantarsi fatalmente contro gli edifici. Le luci possono anche perturbare i segnali di luce e buio che regolano i ritmi ormonali e comportamentali.
L’aiuto della citizen science
Gilbert e Brent Pease, ecologo della fauna selvatica presso la Southern Illinois University di Carbondale, hanno studiato gli effetti dell’inquinamento luminoso sugli uccelli su scala molto ampia. I ricercatori hanno utilizzato i dati di BirdWeather, un progetto scientifico di citizen science che coinvolge i cittadini. I volontari installano sensori audio per registrare i versi degli uccelli, che vengono poi analizzati dall’apprendimento automatico per identificare le specie che emettono ciascun verso. Dopo aver filtrato il set di dati di 4,4 milioni di versi, il team ha studiato gli orari di inizio e fine dell’attività canora di 583 specie di uccelli, confrontando tali orari con i livelli di inquinamento luminoso locali.
In totale, gli scienziati hanno analizzato 2,6 milioni di osservazioni di vocalizzazioni di uccelli all’alba (mattina) e 1,8 milioni di osservazioni di canti di uccelli al tramonto (sera), per centinaia di specie. Questi dati sono stati combinati con misurazioni satellitari globali dell’inquinamento luminoso.
Nei luoghi più luminosi, gli uccelli hanno prolungato il loro canto in media di 50 minuti rispetto a quelli più bui: 18 minuti al mattino e 32 minuti alla sera.
Gli effetti non sono uguali per tutti gli uccelli
L’effetto era particolarmente forte tra le specie di uccelli con occhi più grandi, come il corriere americano (Charadrius vociferus), forse perché sono più sensibili alla luce in generale. Le specie con occhi piccoli, come i passeriformi, non hanno avuto una risposta così forte. L’effetto era anche maggiore durante la stagione riproduttiva, forse perché è in questo periodo che gli uccelli iniziano naturalmente a cantare prima, nelle ore mattutine normalmente più buie.
Non è ancora chiaro se questi cambiamenti comportamentali siano dannosi per gli uccelli. L’attività extra potrebbe anche essere utile, dando agli uccelli più tempo per cercare cibo per i piccoli.
Secondo Pease, i risultati aiutano a illustrare quanto siano estese le influenze dell’umanità sulla fauna selvatica: «Le nostre luci stanno avendo effetti diffusi e spesso insidiosi sulla vita degli animali che ci circondano. Sotto i cieli notturni più luminosi, la giornata di un uccello si prolunga di quasi un’ora».
«Gli uccelli hanno sviluppato strategie interessanti per far fronte alla perdita di sonno durante i periodi migratori» ha aggiunto Pease.
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