Molti studi in tutto il mondo hanno dimostrato che il Covid 19, le relative restrizioni e i lockdown locali hanno alterato i paesaggi urbani e antropici di molte nazioni creando di fatto scenari naturali inediti. In un interessante e recente studio pubblicato sulla rivista Animal Biodiversity and Conservation sono stati posti sotto la lente d’ingrandimento la reazione dell’avifauna, i suoi comportamenti e le attività notturne.
Lo studio, condotto nella città colombiana di Calì – oltre 2 milioni di abitanti – ha cercato di comprendere se uccelli notturni appartenenti agli ordini Strigiformes, Caprimulgiformes, Nyctibiiformes e alcune specie diurne avessero tratto vantaggio da questa inattesa situazione di forte e inaspettata tranquillità nella caotica metropoli posta a latitudini tropicali.
Per 90 giorni, nei quali sono state attuate rigorose misure di lockdown e nel periodo successivo di allentamento delle restrizioni, sono state studiate la presenza e l’abbondanza di uccelli che erano attivi di notte in due siti nella città.
I risultati mostrano che la ricchezza di specie di uccelli notturni, aumentata in modo vertiginoso con il lockdown, ha subito nel periodo di allentamento delle misure restrittive un forte calo dal 40% al 58%.
Del resto anche in altri luoghi del Pianeta monitoraggi simili hanno decretato incrementi in corrispondenza dei lockdown, come rilevato in 20 città indiane in uno studio pubblicato da Madhok e Gulati che si è avvlaso delle osservazioni di centinaia di birdwatcher in tutta l’India, rilevando incrementi compresi tra l’8 % e il 17%.

Vista di Calì dall’alto della statua del Cristo Re.
La pronta risposta degli uccelli
Ma torniamo allo studio colombiano, poiché ci fornisce interessanti spunti.
I risultati sono stati molto interessanti e sebbene gli stessi autori abbiano sottolineato potenziali limiti temporali della ricerca (troppo breve), si evidenzia una risposta pronta dell’avifauna ai cambiamenti della presenza antropica.
I ricercatori hanno indicato nella mancanza del rumore antropico – quindi dell’inquinamento acustico – uno degli aspetti di maggior interesse, poiché è probabile che l’assenza di rumori di fondo (traffico, industrie, voci umane…) possono aver inciso su alcune attività di canto, che è risaputo sono più performanti in ambienti tranquilli.
La ridotta dimensione del campione di questo studio è una limitazione che non ci permette di generalizzare i risultati emersi, tuttavia è interessante che siano stati registrati alcuni modelli di reazione pronti ed efficaci in uno scenario di antropopausa così inaspettato.
Questo risultato, seppur limitato nel tempo e nello spazio, mostra ancora una volta la capacità di reazione della Natura.
Se non abusiamo della resilienza degli animali forse abbiamo ancora speranza di contenere la rarefazione di parte della fauna oggi minacciata.
Ancora una volta dipende dall’uomo.
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