La biodiversità lagunare del Delta del Po e le sue produzioni ittiche di eccellenza, come la vongola verace, sono state duramente colpite dall’invasione del granchio blu, una specie aliena che non trova competitori nelle nostre acque.
Per affrontare l’emergenza, è stato pensato un piano straordinario per la gestione del granchio blu, sviluppato dal Commissario Straordinario per l’emergenza granchio blu Enrico Caterino, che segna il passaggio dalla risposta all’emergenza a una strategia di convivenza produttiva, ovvero il passaggio dal contenimento meccanico alla valorizzazione commerciale.
I primi risultati del Piano straordinario
In occasione del Seafood Expo Global 2026 di Barcellona, la più importante manifestazione europea del settore ittico, il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF) ha presentato lo stato dell’arte delle azioni finora intraprese, basate sul riequilibrio ecologico, tecnologie innovative in sperimentazione, stimoli al consumo e incentivi alle imprese che diversificano in acquacoltura.
I risultati si misurano in quasi 1500 tonnellate commercializzate nell’ultimo trimestre 2025 e l’export in crescita.
L’obiettivo del piano non è più l’eradicazione totale, biologicamente complessa se non impossibile, ma la convivenza con questa specie, attraverso la gestione scientifica e integrata del fenomeno che garantisca una sostenibilità ambientale ed economica durature.
Tecnologia e dissuasori
Il cuore della strategia include anche l’impiego di soluzioni tecnologiche all’avanguardia progettate per proteggere i siti di semina dei molluschi. Il piano prevede la sperimentazione e l’installazione di dissuasori acustici a ultrasuoni e barriere elettriche a basso voltaggio, strumenti studiati per allontanare i predatori senza interferire con l’equilibrio delle altre specie locali. Parallelamente, è stata avviata la posa di barriere fisiche meccaniche, quali griglie a maglia stretta e reti rinforzate, collocate strategicamente a protezione degli allevamenti, per impedire la risalita massiva degli esemplari verso le aree più vulnerabili del Delta.
La sperimentazione è stata condotta su indicazione del Commissario, con la collaborazione dei tecnici e ricercatori dell’ISPRA, di concerto con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE).
Pesca selettiva e riequilibrio ecologico
L’approccio del prelievo si è evoluto verso una pesca selettiva intensiva, attraverso l’impiego di attrezzature modificate, come nasse a geometria variabile e trappole progettate per massimizzare la cattura del granchio blu riducendo al minimo il by-catch di specie protette.
Inoltre, viene incentivata la diversificazione delle produzioni in acquacoltura, promuovendo allevamenti di altre specie, quali l’ostrica concava, con ceppi genetici più resistenti sia agli attacchi del granchio blu, sia agli effetti del cambiamento climatico.
Dal prelievo all’export
La vera svolta strategica riguarda, però, la trasformazione della criticità in risorsa economica, tanto che delle oltre 3.700 tonnellate catturate da aprile a novembre del 2025 tra Veneto ed Emilia Romagna, quasi 1.500 sono state commercializzate, il triplo rispetto all’anno precedente, grazie all’apertura di solidi canali di esportazione, con particolare riferimento ai mercati degli Stati Uniti e dell’Asia, dove la richiesta di questo crostaceo è storicamente elevata.
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