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Natura
Animali, piante e habitat
MEDUSE VELENOSE / 1

Guardare, ma non toccare

Guardare, ma non toccare

Francesco Tomasinelli Francesco Tomasinelli 14 Ago 2021

Il mare è ricco di creature bellissime, a volte pericolose. Soprattutto d’estate, quando le rive si riempiono di bagnanti. Le meduse fluttuano leggere nell’acqua, colorate e semitrasparenti.

A vederle mentre nuotano pigramente, attraversate dalla luce del sole, non sembrano le creature che ogni estate gettano il panico tra i bagnanti. Eppure contro le meduse, responsabili di dolorose punture e ustioni, vengono avviate vere e proprie battute di caccia con retino che spesso si concludono sulla spiaggia con le prede lasciate impietosamente morire sotto il sole.

Tra le più diffuse vi è la splendida medusa rosa bioluminescente Pelagia noctiluca, così chiamata perché brilla di notte, spesso presente in gran numero lungo le nostre coste.

Pelagia noctiluca.

Il “cappello”, o più correttamente l’ombrella è larga 6-7 centimetri, rosa semitrasparente, finemente macchiettata. Da qui partono quattro grandi tentacoli, lunghi una dozzina di centimetri, bordati di strutture simili a sontuosi drappeggi.

Altri tentacoli, più sottili, lunghi decine di centimetri e quasi invisibili, si disperdono dalla parte alta dell’ombrella. Sono queste braccia le zone più pericolose delle meduse: su tutti i tentacoli si trovano, infatti, migliaia di nematocisti all’interno dei quali si trova un microscopico filamento urticante pronto a scattare come una molla.

In caso di contatto con un altro organismo, la sommità della capsula si rompe e lo stiletto si conficca delle pelle della vittima, rilasciando un veleno neurotossico che dà bruciore immediato e, più tardi, prurito (leggi qui come curarsi in caso di puntura). Il sistema nervoso dell’animale non è coinvolto in questa reazione, che risulta essere totalmente involontaria; ecco perché le meduse pungono anche da morte. Un fatto sorprendentemente simile riguarda anche una pianta, l’ortica, che dispensa le ben note punture. Le meduse sfruttano questa capacità non solo per difendersi ma anche per cacciare piccoli pesci troppo curiosi e microrganismi che trovano in mare aperto.

Il ciclo vitale delle meduse

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare questi Celenterati non passano tutta l’esistenza a vagare tra le onde. Il loro ciclo vitale, in particolare quello degli Scifozoi, la classe cui appartengono le meduse più note, è di grande complessità. Tutto nasce da una planula, una piccola larva cigliata che si fissa al fondo e che si accresce rapidamente, rilasciando poi una serie di meduse in miniatura, le efire.

Successivamente gli adulti, dotati di sessi separati, potranno accoppiarsi, rilasciando simultaneamente cellule sessuali che daranno vita a piccole uova e poi a larve, destinate a posarsi sul fondo e a ricominciare il ciclo.

In Pelagia noctiluca la riproduzione viene portata a termine grazie a larve cigliate che, in pochi giorni, si trasformeranno in piccole meduse, senza fissarsi sul fondo; manca quindi lo stadio sedentario, cosiddetto polipoide. Si è osservato, inoltre, che questa specie tende ad avere esplosioni demografiche a intervalli di circa dieci anni: l’ultima si è verificata nel 2003, in una delle estati più calde degli ultimi 50 anni.

(continua…)

 

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