Oggi si celebra in tutto il mondo il 125° anniversario dalla nascita di Ernest Hemingway, lo scrittore americano che con il suo stile ha rivoluzionato e influenzato il Novecento letterario.
Hemingway nacque il 21 luglio 1899 a Oak Park, in Illinois. Le vicende della sua vita lo hanno portato a girare il mondo e a scrivere racconti e romanzi di guerra, di amore e di natura che sono divenuti dei classici intramontabili della letteratura.
Il suo libro più famoso è certamente il Vecchio e il mare con il quale lo scrittore americano vinse il Pulitzer nel 1953 e il Nobel per la letteratura nel 1954.
Oggi il suo personaggio è divenuto più popolare della sua scrittura e negli ultimi due decenni le sue passioni – la corrida, la pesca e la caccia – lo hanno fatto diventare un autore scomodo.
La storia che vi sto per raccontare, però, vi farà scoprire un Hemingway naturalista, profondamente apprezzato anche a livello scientifico.
La passione per gli animali e la natura gli fu trasmessa dal padre ed è presente in molte pagine dei suoi libri e oggi il cosiddetto ecocriticism – o ecologia letteraria – ha rivalutato diverse sue opere, considerandole spesso dei modelli di scrittura ecocritica, quasi pionieristica.
La collaborazione con Cadwalader e Fowler
Ma facciamo un passo indietro. Negli anni ’30, dopo il periodo trascorso a Parigi, Hemingway si trasferisce in Florida con la seconda moglie Pauline Pfeiffer e qui accade qualcosa di sorprendente.
Sono gli anni nei quali Hemingway inizia a praticare pesca d’altura nelle acque oceaniche e a catturare i primi marlin, tonni e diversi pesci vela.
In realtà, oltre a pescare, Hemingway è curioso e studia i pesci e la fauna marina, divenendo un esperto al punto tale che alcuni tra i più affermati ittiologi e ricercatori di fauna marina americani iniziano a collaborare con lui.
In particolare, pochi sanno che Hemingway partecipò alla raccolta di dati biometrici, morfometrici ed etologici su alcuni grandi pesci come i marlin, i wahoo e i pesci vela. Poche persone negli Stati Uniti avevano un’esperienza “sul campo” pari a quella di Hemingway.
Le sue case a Cuba e in Florida, oggi divenute musei, sono piene di libri naturalistici e di biologia marina in particolare. Questi interessi portarono Hemingway a incontrare e frequentare due grandi biologi marini come Cadwalader e, soprattutto, Fowler.
Henry Weed Fowler, responsabile della Philadelphia’s Academy of Natural Sciences, è stato un naturalista e autore di moltissimi libri e ricerche scientifiche proprio sui pesci oceanici. Parliamo forse del più grande ittiologo marino tra gli Anni ’30 e ’50 del Novecento ed è proprio con lui che Hemingway instaura un’intensa amicizia e collaborazione.
I due ricercatori proposero ad Hemingway di fornire informazioni e misure biometriche dei pesci avvistati o catturati durante le battute di pesca e i suoi lavori sono citati in molti studi scientifici.
Per comprendere al meglio il legame che si venne a instaurare tra Hemingway i più grandi ittiologi marini del mondo, ho intervistato, in esclusiva per l’Italia, il biologo marino americano Mark Sabaj Perez, ricercatore e curatore della collezione ittiologica Academy of Natural Sciences of Drexel University, che conosce a fondo la storia di questa curiosa relazione tra l’Hemingway pescatore e gli scienziati.
rivistanatura.com – Leggendo i carteggi tra Hemingway e Fowler, si scopre inequivocabilmente come Hemingway fosse una persona interessata anche agli aspetti scientifici legati ai grandi pesci catturati nelle acque del Golfo del Messico. Quali erano le informazioni che Fowler voleva avere da Ernest Hemingway?
Mark Sabaj Perez – Fin dagli albori dell’ittiologia, i ricercatori hanno fatto affidamento su pescatori sportivi e commerciali per reperire campioni da studiare e osservazioni sui pesci appena catturati e i loro habitat. Anche se la maggior parte degli ittiologi lascia la scrivania o il laboratorio per avere un’esperienza diretta di raccolta in natura, tuttavia la conoscenza ottenuta da in tali occasioni è molto più superficiale rispetto a quella dei pescatori che svolgono attività a tempo pieno. Fowler ricevette da Hemingway dati importanti sulle dimensioni e la colorazione dei pesci vivi, oltre alla valutazione sulle loro peculiarità e abitudini.
RdN – Ho letto che Hemingway effettuava addirittura misurazioni e analisi dei contenuti stomacali, a riprova di quanto fosse coinvolto in questa collaborazione con Fowler. Puoi spiegarci nel dettaglio quale tipologia di ricerca svolgeva Hemingway? Esistono testi scritti da lui con queste note scientifiche?
S. P. – La “ricerca” di Hemingway consisteva nel riportare osservazioni, fare occasionalmente misurazioni (seguendo le direttive di Fowler) e catturare e inviare campioni all’Accademia per lo studio di Fowler. Esistono numerose lettere nelle quali Hemingway si rende disponibile ad accompagnare questi ricercatori. Vi riporto, ad esempio, una lettera indirizzata proprio a Fowler che Hemingway gli inviò quando si trovava a Bimini. La lettera è datata 23 luglio 1935. Menziona l’invio delle teste di due marlin (150 kg e 165 kg) più la pelle di un altro esemplare (245 kg), così come altri pesci. Secondo i nostri registri di collezione, Hemingway inviò a Fowler per le sue ricerche e per le collezioni museali in tutto 3 teste di Marlin e una pelle di Marlin blu atlantico, registrati ufficialmente nella collezione. Penso che le corrispondenze parlino da sole. Ernest Hemingway e Henry Fowler condividevano un acuto occhio per i dettagli morfologici e una passione per la conoscenza dei pesci che catturavano e studiavano rispettivamente.
Dunque, quel che oggi conosciamo della biologia dei grandi pesci che muovano nella corrente del Golfo lo dobbiamo un po’ anche al grande scrittore e alla sua grandissima, anche se discutibile, passione per la pesca d’altura, senza la quale certe indimenticabili pagine non sarebbero mai state scritte.
Per celebrare questo anniversario ci regaliamo l’incipit de Il Vecchio e il mare, con la traduzione della grande Fernanda Pivano:
Era un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendeva un pesce. Nei primi quaranta giorni lo aveva accompagnato un ragazzo, ma dopo quaranta giorni passati senza che prendesse neanche un pesce, i genitori del ragazzo gli avevano detto che il vecchio ormai era decisamente e definitivamente salao, che è la peggior forma di sfortuna, […].
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