A quanta gente farà da cibo, pensò. Ma sono degni di mangiarlo? No, no di certo. Non c’è nessuno degno di mangiarlo, con questo suo nobile contegno e questa sua grande dignità.
Hemingway, Il vecchio e il mare
Se dovessimo pensare a dei personaggi che vivono in simbiosi con il mare, sicuramente tra questi si dovrebbe annoverare il protagonista del romanzo di Hemingway Il vecchio e il mare. Un uomo molto anziano, di cui l’autore dice: «Tutto di lui era vecchio tranne gli occhi che avevano lo stesso colore del mare ed erano allegri e indomiti».
La trama è nota, ma ci sono alcuni particolari degni di nota, proprio come la riflessione del protagonista, sopra citata.
Siamo in una società che fagocita di tutto, nel vero senso della parola e il cibo da necessità per vivere è diventato fonte di guadagno, moda, business; ristoranti che propongono dei piatti a costi elevatissimi solo perché di chef conosciuti e noti. Sul cibo non si scherza, ancora troppi bambini, ancora troppe persone muoiono di fame e rimangono nell’anonimato più totale, perché se ne parla solo in poche sedi.

Ernest Hemingway.
È inevitabile però tornare alla nostra Natura, perché a pensarci bene da dove arriva il primo sostentamento, quello autentico? Da dove se non da lei? Dalla terra, dal mare. Non dai laboratori. Oggi dobbiamo riproporci la stessa domanda del vecchio pescatore: ne siamo degni?
Sicuramente, pensando al tema del romanzo, chi sfrutta senza scrupoli il mare e danneggia flora e fauna marine, non pensiamo possa essere degno di nulla. Ma chi è consapevole di ciò che la Natura offre, chi pratica ad esempio una pesca sapiente, rispettosa, sì, è degno forse di mangiare ciò che con fatica ha pescato e rispettato. È la solita vecchia storia del cacciatore che rispetta la preda e che non ama ucciderla.
Il grande Marlin, nella sofferenza, ha dimostrato un nobile contegno, una grande dignità che lo rendono sacro: per questo nessuno è degno di mangiarlo, men che meno chi pensa che il fine di queste splendide creature sia solo quello di finire su un piatto al ristorante. No, non è così che deve andare. Quello della Natura e dell’uomo non deve essere un rapporto di subordinazione e soggezione, ma di rispetto, amore, simbiotico.
Entrare in empatia con tutto l’essere che permea l’universo diventa la chiave per vivere in questa magnifica sfera verde e azzurra chiamata Terra




