Per capire quanto le paure che certi animali suscitano in noi siano innate, bisogna lavorare su soggetti non corrotti, come i bambini, e sentire il loro parere. Ed è esattamente quello che hanno fatto i ricercatori del Max-Planck-Institute in Germania e dell’Università di Uppsala in Svezia, selezionando 48 neonati di circa 6 mesi di età.
Messi a sedere sulle gambe dei genitori, ma senza poterli guardare negli occhi per non venire influenzati, i bimbi venivano messi di fronte a immagini di fiori, pesci, ragni e serpenti. Alla vista degli ultimi due, quasi sempre i piccoli allargavano maggiormente le pupille, una reazione normalmente associata alla presenza di particolare attenzione e a volte stress. In pratica l’ostilità o una certa apprensione verso questi animali sarebbe fissata a livello genetico nella nostra specie, e probabilmente anche in altri animali.

Molti serpenti, come questa innocua biscia d’acqua, pagano il conto dell’ostilità dell’uomo verso i rettili. In Italia ogni anno migliaia di questi animali vengono scambiati per vipere e uccisi, nonostate si tratti di animali protetti. © Jamie Hall /Shutterstock.com
I nostri antenati cacciatori
Per capirne il motivo basta riflettere sul nostro passato, quando eravamo cacciatori-raccoglitori delle varie specie del genere Homo: siamo ostili verso serpenti e ragni perché alcuni possono essere pericolosi e milioni di anni di evoluzione umana hanno favorito gli individui più svelti ad evitarli. Dunque la paura è innata.
Tuttavia, la società in cui viviamo gioca un ruolo fondamentale nel giudizio che formuliamo. Pensiamo, ad esempio, a tutta quella nuova generazione di programmi televisivi che tende a esasperare certi aspetti del comportamento animale e a fare leva sulle nostre paure. Guardando alcuni documentari (fortunatamente non tutti, la BBC fa un ottimo lavoro, per esempio) potremmo avere la percezione che il nostro pianeta sia abitato esclusivamente da grandi predatori, balene, squali e da una moltitudine di animali pericolosi. Se si parla di insetti, serpenti e ragni, spesso si fa riferimento soprattutto ai più letali, ricostruendo in modo sensazionale episodi drammatici.

Tra gli animali innocui, ma che provocano repulsione, ci sono i lombrichi. © F. Tomasinelli
I bambini, però, fino a una certa età, sono quasi sempre affascinati da tutte le forme di vita, da una lunga fila di formiche in attività, come da un cagnolino. Probabilmente esiste una certa prudenza, o una predisposizione all’ostilità, come evidenziato dallo studio prima citato, ma è facile che la paura o lo schifo verso molti gruppi animali vengano inculcati più avanti da genitori ansiosi e protettivi, dal contesto culturale che ci circonda o da traumi, come la puntura di un grosso ragno o una vespa.
Gli studi citati, inoltre, sono condotti su gruppi di occidentali, ma è probabile che in Paesi culturalmente distanti da noi i risultati possano essere diversi. A giudicare dal numero di miti e citazioni che li riguardano in Africa e Asia, sembra davvero che i ragni in quelle regioni del mondo non abbiano questa brutta reputazione, probabilmente perché contribuiscono a ridurre le popolazioni di insetti nocivi che possono trasmettere malattie, come mosche, zanzare e scarafaggi.
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