Oggi 8 giugno si celebra la Giornata mondiale degli oceani (World Ocean Day) e la stagione di ricerca del progetto Cetacean Sanctuary Research (CSR) dell’Istituto Tethys nel mar Ligure è iniziata subito con degli avvistamenti particolarissimi: tra questi una balenottera comune (Balaenoptera physalus) a cui i ricercatori sono particolarmente affezionati, chiamata “Propeller” e riconoscibile a colpo d’occhio dalla vistosa cicatrice sul dorso.
Gli esperti dell’Istituto Tethys, la onlus dedicata allo studio e alla tutela dei cetacei e dell’ambiente marino, la conoscono fin dal 1998 e la sua storia è emblematica: i profondi segni che porta non possono che far pensare all’elica di una nave, che quasi sicuramente ha investito l’animale anni fa.
Quella delle collisioni con le grandi navi, sempre più numerose e veloci, è una delle minacce più gravi alla sopravvivenza dei grandi mammiferi marini. La buona notizia è che Propeller, a differenza di molte altre, è sopravvissuta. Non solo: l’anno scorso era stata avvistata dall’imbarcazione di Golfo Paradiso Whale Watching di Imperia addirittura con un piccolo al suo fianco, un incontro piuttosto raro nei nostri mari.
All’occhio esperto dei ricercatori a bordo Propeller è apparsa, per la verità, piuttosto magra: «Anche se non possiamo escludere nulla, speriamo che questo non significhi che è in difficoltà, ma soltanto che siamo all’inizio della stagione alimentare» spiega Maddalena Jahoda, ricercatrice e divulgatrice scientifica di Tethys.
È di questi giorni anche il riconoscimento di un’altra vecchia conoscenza, il capodoglio “Carli”. «Quando ho visto il video del collega Eduard Degollada, ho capito al volo che il capodoglio avvistato al largo di Barcellona in Spagna altri non era che uno dei “nostri” animali, catalogato fin dal 2017, a conferma degli ampi spostamenti di cui sono capaci questi cetacei» racconta Sabina Airoldi, Direttore del Cetacean Sanctuary Research.
Ma le sorprese per l’equipaggio della barca da ricerca Pelagos non erano finite: li aspettava anche un gruppo di delfini comuni, il cui nome protrebbe trarre in inganno: «Comuni non lo sono affatto, ma al contrario sono una delle specie oggi più rare nel Mediterraneo e da alcuni anni stiamo indagando sulla possibile presenza di ibridi fra delfino comune e stenella striata all’interno del Santuario» puntualizza Caterina Lanfredi, Vicedirettore Cetacean Sanctuary Research.
Un altro incontro particolare, sicuramente un buon auspicio per la stagione di ricerca e citizen science, che continuerà fino a ottobre.
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