I limoni di Amalfi crescono in un territorio stratificato e resiliente, unico quanto il loro sapore. Da quasi mille anni, i contadini lavorano in armonia con la natura per ricavare terreni coltivabili dai ripidi pendii della Costiera Amalfitana, piantando limoneti, ulivi e vitigni lungo strette fasce di terrazzamenti, delimitati da muretti a secco, che si aggrappano alle pendici dei monti.
Per curare le loro coltivazioni di limoni, i contadini si arrampicano su spalliere o pergolati di legno, da cui il soprannome “contadini volanti” per i loro raccolti che sfidano la forza di gravità.
Nell’agosto di quest’anno, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) ha riconosciuto i limoni di Amalfi come Sistemi del Patrimonio Agricolo di rilevanza mondiale (GIAHS), attestando i terrazzamenti e i pergolati tra i paesaggi agricoli più preziosi del mondo.
Insieme alle zone boschive circostanti, gli orti a mosaico alimentano un’agrobiodiversità che garantisce la sicurezza alimentare e la resilienza ecologica in un contesto fragile ed estremamente inclinato.
I limoneti sono un modello di agricoltura montana mediterranea
La designazione è più che simbolica: riconosce che il complesso sistema non solo ha un altissimo valore culturale come patrimonio agricolo, ma è anche un modello di resilienza che merita di essere tutelato.
Ricercatissimi per il loro profumo inebriante e la loro polpa dolce e succosa, i limoni di Amalfi sono sia una prelibatezza culinaria che un pilastro di un patrimonio vivente.
Ottimizzati nel corso dei secoli, i limoneti sono un modello di agricoltura montana mediterranea: un misto di ingegno e tradizione, proteggono dalle frane, sostengono i mezzi di sussistenza e rafforzano il rapporto delle persone con la terra.
Introdotti per la prima volta in Costiera Amalfitana nel primo Medioevo attraverso il commercio dei popoli arabi, i limoni sono stati utilizzati inizialmente come medicinale. I navigatori li usavano per scongiurare lo scorbuto durante i lunghi viaggi. Intorno al 1400, i limoni di Amalfi erano il prodotto principale di un fiorente commercio marittimo che legò la regione alle città italiane ed europee.
Nel corso del tempo, i limoni sono diventati più di una semplice merce: sono ormai un indicatore di identità. Oggi lo sfusato amalfitano è una varietà inseparabile dalla Costiera Amalfitana. Sufficientemente dolce da poter essere mangiato crudo come una mela, aromatizza dolci, insaporisce la pasta ed è distillato per il limoncello, il liquore tipico della regione.
Sostiene inoltre i mezzi di sussistenza locali: l’agriturismo, infatti, propone ai visitatori diversi tour tra limoneti, corsi di cucina e il museo del limone, che unisce agricoltura, ospitalità e tradizione, aiutando le piccole aziende agricole a non subire le pressioni della modernizzazione.
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