Il 22 settembre 2022, la sonda spaziale della NASA DART (Double Asteroid Redirection Test) ha colpito il piccolo asteroide Dimorphos, satellite dell’asteroide Didymos, in quello che è stato il primo esperimento di deviazione della traiettoria di un asteroide mai tentato nella storia. Il successo della missione apre le porte a futuri piani di difesa spaziale dalla minaccia di asteroidi che potrebbero colpire la Terra.
L’impatto è avvenuto sotto gli “occhi vigili” del cubesat dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI): LICIACube (Light Italian Cubesat for Imaging of Asteroids).
Dopo un anno e mezzo, il piccolo satellite di osservazione ci ha restituito alcune ulteriori immagini di ciò che è successo nei secondi successivi l’impatto.

L’emissione di polvere di Dimorphos ripresa dal SOAR Telescope dal Cile il 28 settembre 2022. La lunghezza della coda è di circa 10.000 km. © CTIO/NOIRLab/SOAR/NSF/AURA/T. Kareta (Lowell Observatory), M. Knight (US Naval Academy). Elaborazione: T.A. Rector (University of Alaska Anchorage/NSF’s NOIRLab), M. Zamani & D. de Martin (NSF’s NOIRLab).
In un articolo pubblicato sulla rivista Nature, “Impact observations of asteroid Dimorphos via Light Italian CubeSat for imaging of asteroids (LICIACube)”, il gruppo internazionale di ricercatrici e ricercatori guidati dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) analizza la composizione della nube di detriti e di polvere (plume, in inglese) espulsa dall’asteroide Dimorphos in seguito all’impatto esplosivo.
Racconta Elisabetta Dotto, ricercatrice presso l’INAF di Roma, prima autrice dell’articolo: «La fase scientifica è iniziata 71 secondi prima dell’impatto di DART. […] LICIACube ha acquisito 426 immagini degli effetti prodotti dall’impatto».
I risultati ottenuti da LICIACube sono importanti a livello scientifico per la comunità internazionale, trattandosi delle sole immagini raccolte in situ della prima missione di difesa planetaria mai condotta finora.
I pennacchi di Dimorphos sono simili alla coda di una cometa e sono generati dalla polvere espulsa nello spazio.
- I flussi di polvere attorno a Dimorphos (in alto). In basso l’asteroide compagno Didymos. La risoluzione dell’immagine è di 7,5 m per pixel a 97 km da Dimorphos. © E. Dotto/INAF/ASI
- Alcune caratteristiche morfologiche misurate nella coda di materiale espulso dall’asteroide Dimorphos dallo strumento LUKE a bordo di LICIACube 118 s dopo l’impatto. La risoluzione spaziale dell’immagine è di 23 m per pixel a 304 km da Dimorphos. Tutti i fotogrammi sono stati ruotati e ricentrati rispetto a Dimorphos. Didymos e Dimorphos sono saturi. © E. Dotto/INAF/ASI
Ma come è cambiato Dimorphos dopo l’impatto di DART?
«Oltre a testimoniare l’evento unico della deflessione di un asteroide grazie a un impatto cinetico, sono state ottenute immagini dettagliate di un asteroide binario che ci possono permettere di capire meglio la natura di questi oggetti. Poiché gli asteroidi sono ciò che resta di una fase intermedia del processo che ha portato alla formazione dei pianeti, i dati acquisiti forniscono informazioni importanti nello studio delle prime fasi di aggregazione del materiale che compone il Sistema solare» spiega Elisabetta Dotto.
Aggiunge Alessandro Rossi dell’IFAC-CNR: «La complessa dinamica delle particelle espulse dall’impatto costituisce un affascinante laboratorio di meccanica orbitale che verrà studiato a lungo dalla comunità delle scienze planetarie».
«La sfida più grande della missione è stata di guidare il nanosatellite LICIACube, che si trovava a 10 milioni di chilometri dalla Terra e viaggiava a più di 6 chilometri al secondo, a posizionarsi nel punto giusto ed al momento giusto per scattare le foto dell’impatto di DART con Dimorphos» aggiunge Marco Zannoni, ricercatore presso il Dipartimento di Ingegneria Industriale (DIN) e responsabile tecnico delle attività affidate all’Università di Bologna.

Gli asteroidi del sistema binario visti dagli strumenti di LICIACube. Nello specifico, Didymos e Dimorphos viste da LEIA (b,c) e LUKE (d,e). Immagine b: il sistema binario ripreso a una distanza di circa 1.000 km, 5 s prima dell’impatto; Didymos è visibile al centro e Dimorphos appare come un anello (a causa della sfocatura dello strumento, scoperta durante il volo) nella parte inferiore destra di Didymos. Immagine c: la stessa scena vista 1 s dopo l’impatto. Immagin d: RGB dei bersagli acquisita ad una distanza di 76 km, 159 s dopo l’impatto. Immagine e: RGB a una distanza di 71 km, 174 s dopo l’impatto. © E. Dotto/INAF/ASI
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