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Cultura
Libero pensiero

I patriarchi verdi diventano Patrimonio dell’Umanità

I patriarchi verdi diventano Patrimonio dell’Umanità

Michele Mauri Michele Mauri 11 Lug 2017

Siamo o non siamo il Paese più bello del mondo?
Iniziava così l’articolo apparso sul numero 2/17 de La Rivista della Natura, interamente dedicato ai siti tutelati come Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. In chiusura vi avevamo dato conto che quest’anno le nostre possibilità di avanzare nella Lista venivano affidate a una designazione transfrontaliera, di cui l’Italia è capofila: “Le opere di difesa veneziane tra il XV ed il XVII secolo”.

Ebbene il risultato finale ha superato le attese. Difatti dall’appuntamento di Cracovia, dove s’è svolta la 41esima sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale, l’Italia se n’è tornata a casa con ben due nuove designazioni: oltre alla città fortificata di Bergamo, le mura di Peschiera, altri fortilizi tra Venezia e Chioggia e la città fortezza di Palmanova, inserite nella tentative list dal 2013 con Zara e Sebenico per la Croazia e Cattaro per il Montenegro, sono entrati a far parte del Patrimonio dell’Umanità anche dieci faggete ricche di piante secolari che si estendono dalla Toscana alla Calabria.

Un doppio riconoscimento che fa salire a 53 i siti con il prestigioso bollino presenti in Italia, più di qualsiasi altro Paese del mondo, anche se la Cina ci tallona a brevissima distanza con 52.

In entrambi i casi – mura difensive veneziane e antiche faggete – si tratta di candidature transnazionali, a conferma del fatto che l’Unesco sta puntando sempre più alla tutela di emergenze diffuse.

Con una superficie complessiva di oltre 2.000 ettari, le 63 antiche faggete fanno parte di un sito diffuso che comprende ben dodici Paesi: Austria, Belgio, Slovenia, Spagna, Albania, Bulgaria, Croazia, Germania, Romania, Slovacchia Ucraina e Italia. Le nostre si trovano all’interno della riserva integrale di Sasso Fratino, sull’Appennino tosco-romagnolo, nel Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, sul Monte Cimino e sul Monte Raschio, nel Parco naturale di Bracciano-Martignano, nel Lazio, nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (a Villavallelonga-Valle Cervara, Lecce nei Marsi-Moricento, Pescasseroli-Coppo del Principe e Coppo del Morto, Opi-Val Fondillo), in Puglia, e più precisamente nella Foresta Umbra, nel cuore del Parco nazionale del Gargano e, infine, tra Basilicata e Calabria, dove c’è la foresta vetusta di faggio di Cozzo Ferriero, nel Parco nazionale del Pollino.

Questo riconoscimento segna il punto di arrivo di un processo avviato nel 2007 con Ucraina e Slovenia. Nel 2011 il sito è stato esteso a Slovacchia, Germania, Ungheria, fino all’area dei Carpazi e Albania, Austria, Belgio, Romania, Italia e Spagna. I nostri patriarchi sono tra i più vecchi d’Europa, alcuni contano più di 600 anni.

© riproduzione riservata
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com
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