Nella zona delle risorgive venete vive una comunità ittica peculiare con la presenza di alcune specie, quali lo Scazzone (Cottus gobio), lo Spinarello (Gasterosteus aculeatus) e la Lampreda padana (Lethenteron zanandreai) che associati a specie come il Ghiozzo padano (Padogobius martensii), il Luccio (Esox lucius) e il Panzarolo (Knipowitschia punctatissima), costituiscono una comunità ittica che non trova riscontro in altri ambienti umidi.
Lo Spinarello

Spinarello
La presenza dello Spinarello rileva una buona integrità ambientale, dal momento che alterazioni di varia natura del corso d’acqua ne possono facilmente comportare la scomparsa. È un pesce di piccole dimensioni che raggiunge in media i 5-7 cm di lunghezza; ha come caratteristica la presenza di tre raggi spiniformi sul dorso, inseriti anteriormente alla pinna dorsale vera e propria.
Il comportamento riproduttivo è particolarmente interessante e il suo studio rappresenta un classico dell’etologia, descritto egregiamente da Konrad Lorenz, uno dei padri dell’etologia. All’interno del territorio, sul fondo, il maschio costruisce un piccolo nido accumulando materiali vegetali che vengono tenuti insieme da una sostanza mucillaginosa secreta dai reni e liberata dalla papilla uro-genitale; il nido viene quindi parzialmente ricoperto di sabbia, e rimane visibile la sola apertura d’ingresso. La femmina viene attratta con una caratteristica danza ritualizzata a zig-zag e indotta dal maschio a entrare nel nido, dove depone le uova; il maschio feconda quindi le uova e subito dopo allontana la femmina, custodendo il nido e il territorio circostante; inoltre provvede alla sua pulizia e, con il movimento delle pinne pettorali, al ricambio d’acqua al suo interno ed alla ventilazione delle uova. Alla nascita, i piccoli sono custoditi e difesi dal maschio ancora per alcuni giorni; si disperdono quindi tra la vegetazione e iniziano a nutrirsi di piccoli animali dello zooplancton.
La comunità ittica delle risorgive venete assume anche un alto valore naturalistico perché comprende ben tre specie endemiche della regione Padana: il Ghiozzo padano, il Panzarolo e la Lampreda padana.
Il Ghiozzo padano
Il Ghiozzo padano è un pesce bentonico di taglia piccola (circa 10 cm); è diffuso in tutto il bacino del Po, in Veneto e in Friuli-Venezia Giulia; è presente anche nelle Marche e in Dalmazia. È una specie che necessita acque limpide e ben ossigenate. Le popolazioni di questa specie, hanno subito un calo rispetto al passato, dovuto soprattutto alle operazioni che periodicamente sconvolgono il fondo dei corsi d’acqua.
Il Panzarolo
Il Panzarolo è un pesce di piccole dimensioni che raggiunge normalmente i 4-5 cm. L’areale originario comprendeva tutta la fascia delle risorgive a nord del Po, dalla Lombardia al Friuli-Venezia Giulia; oggi l’areale è fortemente ridotto e mostra una certa continuità solo nella parte orientale. Anche il Panzarolo è una specie particolarmente minacciata dal progressivo deterioramento di quasi tutti gli ambienti della fascia delle risorgive, dovuto in molti casi oltre che all’inquinamento chimico e microbiologico delle acque anche alla devastante pratica delle cosiddette “operazioni di pulizia idraulica” che comportano la totale distruzione dell’ecosistema acquatico. Queste cause hanno determinato numerose estinzioni locali, tanto che l’areale è in forte contrazione ed è molto frammentato.
La Lampreda padana
Una considerazione a parte riguarda la Lampreda padana, che tra l’altro, in senso zoologico stretto, non è un vero pesce; appartiene infatti alla classe degli “Agnati”, Vertebrati primitivi dall’aspetto “pisciforme”, caratterizzati da una bocca sprovvista di mascelle, bocca circolare e fornita di numerosi denti in grado di fungere da ventosa. La Lampreda padana trascorre la prima parte della sua vita allo stadio larvale, vivendo infossata nel fango o nella sabbia per sfuggire ai possibili predatori e per rinvenire il cibo costituito da microinvertebrati, alghe e detrito organico; dopo 4-5 anni la larva va incontro a metamorfosi ed assume i caratteri tipici dell’adulto con la differenziazione degli occhi e della bocca. In questa fase avviene l’unica riproduzione in cui gli animali, che hanno l’intestino atrofizzato, non si nutrono e muoiono qualche settimana dopo (la vita dell’adulto è di 6-8 mesi).
La gran parte del suo areale ricade in Italia: è presente nel versante alpino del bacino del Po, in Veneto, in Friuli-Venezia Giulia e, con una popolazione isolata, nell’Appennino marchigiano (fiume Potenza). È stata segnalata anche nel versante adriatico della Slovenia e in Dalmazia.
L’areale della Lampreda padana ha subito un’evidente contrazione nel nostro paese in seguito ad estinzioni locali o consistenti decrementi di numerose popolazioni, a causa dell’alterazione degli alvei dei piccoli corsi d’acqua di risorgiva, dell’inquinamento delle acque e dei substrati dove viene svolta la fase larvale. In diminuzione in tutto il suo areale è una delle specie più minacciate di scomparsa.
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