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piccole storie di grandi naturalisti

Konrad Lorenz e l’oca Martina

Konrad Lorenz e l’oca Martina

Alfonso Lucifredi Alfonso Lucifredi 1 Ott 2018

L’imprinting è forse l’esempio di comportamento animale più noto al grande pubblico. Spiegato in due parole, si tratta di un tipo di apprendimento tipico dei piccoli di uccelli e mammiferi che, nell’arco di pochissime ore dopo la nascita, stabiliscono in base all’osservazione diretta chi è il loro genitore. Se i pulcini di anatra appena nati si trovano a stretto contatto con un essere umano per un determinato periodo di tempo (di solito poche ore), è molto probabile che lo identifichino come la loro mamma e lo seguano ovunque vada.

Lo scienziato austriaco Konrad Lorenz è colui che per primo ha descritto nel dettaglio questo fenomeno e, nondimeno, lo ha fatto conoscere al grande pubblico: le fotografie del biologo premio Nobel che passeggia nelle strade di campagna o nuota nelle acque del Danubio inseguito da una serie di ochette in fila indiana sono ormai un’icona, un’immagine che appartiene all’immaginario collettivo. Lorenz ha studiato questo fenomeno (tradotto dall’originale tedesco tedesco Prägung) principalmente nelle oche selvatiche, e lui stesso è stato più volte “mamma” di varie famiglie di oche.

L’animale che più degli altri è legato a questi studi è l’oca Martina, le cui vicissitudini sono raccontate da Lorenz nel suo libro più celebre, “L’anello di re Salomone”. Lorenz racconta di quando Martina sbucò fuori dall’uovo e fu lui il primo essere vivente che vide. Da quel momento la sua “mamma” fu costretta a portare Martina ovunque andasse, a dormire insieme a lei, rassicurandola costantemente rispondendo ai suoi continui richiami, a nuotare insieme a lei e così via. Fu così per lunghi mesi, fino a quando Martina non divenne un uccello adulto e fu pronta a vivere la sua vita in maniera indipendente.

“L’anello di re Salomone”, pubblicato nel 1949, fu un successo planetario che rese il suo autore una celebrità in campo sia scientifico sia letterario. Ma non bisogna farsi ingannare dalla natura di questo libro che racconta aneddoti di taccole e cani, pesci di acquario e, appunto, oche selvatiche, poiché tra le righe di un libro apparentemente “leggero” si nascondono tutte le basi del pensiero di Lorenz, che andarono a porre le fondamenta della nuova etologia, insieme al lavoro di altri grandi scienziati (in particolare il suo amico e collega olandese Nikolaas Tinbergen e l’austriaco Karl von Frisch, che con lui vinsero il Nobel per la Medicina nel 1973). Tra questi elementi, è fondamentale nel Lorenz-pensiero il rimarcare l’esistenza della componente “innata” del comportamento degli animali di cui l’imprinting è un esempio significativo. Per Lorenz, infatti, è basilare comprendere che il comportamento degli animali è frutto di due componenti imprescindibili, la parte innata e quella appresa, che contribuiscono in ugual modo a plasmare il carattere.

Dopo la lettura de “L’anello del re Salomone”, però, viene voglia di saperne molto di più. Tra i tanti testi che permettono di approfondire la conoscenza delle idee del grande etologo austriaco ci sono, tra gli altri, l’importante saggio “Evoluzione e modificazione del comportamento”, in cui viene difesa la componente innata nel comportamento animale, “L’altra faccia dello specchio”, dedicato all’etologia della specie umana, “L’aggressività”, dedicato, come da titolo, all’etologia dei comportamenti aggressivi e “E l’uomo incontrò il cane”, dedicato ai nostri amici a quattro zampe. Per chi invece volesse approfondire le vicende di Martina e dei suoi conspecifici c’è “Io sono qui, tu dove sei?”, dedicato all’etologia dell’oca selvatica.

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riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com
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