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MURGE TARANTINE

Martina Franca, un gioiello barocco

Martina Franca, un gioiello barocco
Piazza del Plebiscito di Martina Franca. © Cesare De Ambrosis

Cesare De Ambrosis Cesare De Ambrosis 25 Mar 2021

Negli anni della mia gioventù, lo stile barocco non era certo tra i miei preferiti, ma con il crescere dell’età ho imparato ad apprezzarlo sempre più. Senz’altro, su questa mia conversione, ha giocato un ruolo fondamentale la visita alla cittadina di Martina Franca, in Puglia.

Si tratta di una splendida località della Provincia di Taranto, posta su di un’altura delle Murge a 431 m. s.l.m. La sua caratteristica principale è di avere un grande centro storico perfettamente conservato, le cui architetture sono rigorosamente edificate in stile barocco.

Proprio il barocco con le sue forme opulente e ridondanti dona a Martina Franca un aspetto estremamente allegro, ma mai esagerato. La città è prevalentemente bianca in elegante contrasto cromatico con il nero del ferro battuto usato per comporre le fantasiose ringhiere dei balconi e le severe inferriate alle finestre.

Dettagli barocchi. © Cesare De Ambrosis
Un palazzo del centro storico. © Cesare De Ambrosis

Un po’ di storia

Sul Monte Fellone, a pochi chilometri da Martina Franca, è stato rinvenuto verso il 1960 uno dei più antichi insediamenti dell’area, che testimonia la presenza umana dal neolitico fino al IV secolo d.C.
Successivamente questo territorio fu sotto l’influenza dei Longobardi e dell’Impero Romano d’Oriente e nel X secolo fu una roccaforte conto l’invasione saracena.
Ed è proprio ai mori che è legata la nascita del borgo di Martina Franca. Nel X secolo, infatti, per sfuggire alle devastazioni causate dai saraceni, alcuni profughi tarantini si rifugiarono sul Monte San Martino e a tale nucleo si aggiunse una comunità di pastori. Nel XIII secolo, il monte faceva parte dei possedimenti del feudatario Glicerio de Persona, fedele all’imperatore Federico II di Svevia. Con la morte dell’ultimo degli Svevi, Carlo d’Angiò mandò Glicerio e suo figlio al patibolo e Martina Franca passò sotto il dominio Angioino.

In questo periodo era presente in città anche un una piccola comunità ebraica convertita al cristianesimo. Le sue origini risalgono probabilmente agli ebrei franco-provenzali espulsi dalla Francia nel 1306  che giunsero nel borgo fortificato angioino insieme ad altri popoli. Nel XV secolo la città diventò feudo aragonese.

Nel XVI secolo passò al controllo della nobile famiglia napoletana dei Caracciolo che ne fecero un loro ducato. Nella seconda metà del ‘600, Petracone V Caracciolo provvide all’edificazione dell’attuale Palazzo Ducale, sul luogo ove anticamente sorgeva il Castello degli Orsini. Risale all’anno 1646 un tentativo di rivolta contro i Caracciolo: gli abitanti di Martina, guidati da un fabbro, conosciuto come “Capo di Ferro”, si ribellarono al ducato. Comunque i Caracciolo mantennero il loro feudo sino al 1827.

Scorcio sulla Cattedrale. © Cesare De Ambrosis
Balconi nel centro storico. © Cesare De Ambrosis

Nel ‘700 la città conobbe il suo massimo splendore, conseguenza di una forte crescita economica, legata principalmente al settore agricolo e all’allevamento, nonché un miglioramento dell’assetto urbano, che conferì un nuovo e spettacolare aspetto all’antico nucleo di Martina Franca.

Principali monumenti

Entrando nel centro storico, il primo monumento che s’incontra è il massiccio Palazzo Ducale, sito in Piazza Roma, oggi sede del municipio, ma fu eretto intorno al 1650 come residenza dei Duchi Caracciolo. Lo stile che lo caratterizza è quello rinascimentale con forti influenze del barocco leccese. Nel suo interno meritano di essere visitate le sale dell’Arcadia, del Mito e della Bibbia, che prendono il nome dai cicli di affreschi in esse ospitati, tutte opere del pittore Domenico Carella di Franca Villa che le eseguì nel 1776.

Proseguendo, si arriva alla scenografica Piazza Plebiscito, dove troneggia la facciata della Basilica di San Martino. È caratterizzata dall’immagine del Patrono San Martino che divide il mantello con un mendicante ad Amiens. Questa Chiesa – eretta nella seconda metà del Settecento su iniziativa dell’arciprete Isidoro Chirulli, sul luogo ove sorgeva la precedente collegiata romanica – è un classico esempio del barocco martinese. Nell’interno vale la pena di ammirare l’altare maggiore del 1773, in marmi policromi di scuola napoletana; l’ampio cappellone del Santissimo Sacramento; un presepe opera di Stefano da Putignano e varie tele di Domenico Antonio Carella.

Cappella barocca. © Cesare De Ambrosis
Facciata della cattedrale. © Cesare De Ambrosis

Da qui in poi, ogni via del centro propone l’affaccio di numerosi palazzi, tutti in stile barocco, ma ognuno diverso dall’altro per i colori, le balconate, le inferriate, i portoni e i decori. Proseguendo incontriamo numerose altre chiese, sempre accomunate per conformità dallo stile barocco. Per godersi con calma le eccellenze di questa città, l’ideale è parcheggiare l’auto e dilettarsi con una passeggiata attraverso il centro storico.

Da Martina Franca, vale senz’altro la pena di spingersi fino ad Alberobello, storica patria dei trulli, e quindi a Locorotondo. Già dal nome si intuisce la sua peculiarità: un antico borgo circolare e bianco appoggiato sulla cima di una collina.

L’affascinante Parco Terre delle Gravine

La Gravina di Laterza. © Davide Bozza/GFD-LCC-BY-SA

Per chi vuole, invece, andare alla scoperta della natura, può addentrarsi nell’affascinante mondo del Parco regionale Terre delle Gravine, in particolare quelle di Laterza, Castellaneta, Mottola, Palagianello, Massafra. Un paesaggio ancestrale, fatto di incisioni carsiche, gravine, grotte, lame e doline create dall’azione dell’acqua nel corso di millenni dove si sono insediati habitat particolari, molti dei quali di importanza comunitaria. Come le formazioni boschive dominate dal fragno, una quercia che troviamo solo qui e nelle Murge del Sud Est.

L’area è molto interessante anche da un punto di vista antropico. Tra le pieghe di questa terra si sono, infatti, sviluppate una civiltà rupestre, di cui rimangono importanti chiese, cripte e santuari, ma anche quella contadina, con le masserie, i trulli e i muretti a secco.
Info: www.cealaterza.it

 

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