Stanno cominciando ad arrivare i primi soldi del famoso PNRR (Piano Nazionale Ripresa e Resilienza) anche per le azioni in campo ambientale. Per esempio è appena scaduto il 7 dicembre un bando connesso al PNRR (ed altri ne usciranno nei prossimi mesi) per la “Ricerca di esperti in ambiente” secondo quanto previsto dalla GU Serie Generale n.284 del 29-11-2021.
Il bando ha molte posizioni aperte in diverse Regioni italiane e cercava esperti per attività quali:
- attività di consulenza e di supporto tecnico – specialistico nella gestione delle attività di Valutazioni Ambientali (VIA e Screening) di progetti, piani e programmi (VAS);
- attività di consulenza e di supporto nella redazione e gestione di piani di carattere ambientale per enti pubblici territoriali (Piano Aria integrato; Piano di Tutela delle acque; Piani di Tutela dall’inquinamento acustico, elettromagnetico, luminoso);
- attività di consulenza e di supporto specialistico nella gestione di attività di valutazione delle componenti naturali, ambientali, paesaggistiche, culturali, socioeconomiche, demografiche e insediative del capitale territoriale;
- attività di consulenza e di supporto specialistico nella gestione di attività di valutazione della sostenibilità territoriale ed ambientale di piani e programmi di competenza di enti pubblici territoriali e di valutazioni di impatto ambientale di progetti ed opere dell’ingegneria civile o di altre attività.
Ovvero tutte attività tipiche di chi ha sviluppato studi ed esperienze nel campo delle Scienze Naturali e Ambientali. Ebbene al bando sopra citato hanno potuto partecipare ingegneri, geologi, biologi, ma non i laureati in scienze naturali e ambientali (LM 60; LM 74).
Una presa di posizione, quella del Ministero dell’Ambiente, francamente incomprensibile e che sta suscitando forti malumori e le giuste proteste delle varie associazioni professionali (i naturalisti non hanno un loro Ordine), ma soprattutto di varie università.
Sono infatti ben 18 le università statali italiane che hanno attivato una Laurea magistrale nella classe LM-60 Scienze della Natura e 26 Sedi, sempre statali, che hanno attivato una Laurea magistrale nella classe LM 75 Scienze e Tecnologie per l’Ambiente e per il territorio e che, con questo bando, vedono tagliati fuori i propri laureati in professioni e ruoli alle quali sono preparati, secondo la normativa vigente.
Una decisa lettera di protesta è stata inviata al Presidente del Consiglio dei ministri Mario Draghi e a tutti i ministri e i soggetti politici competenti da parte della professoressa Elisa Anna Fano, presidente della Federazione Italiana per le Scienze della Natura e dell’Ambiente (FISNA), a cui ha subito aderito anche il professor Pietro Brandmayr, Presidente Nazionale dell’Unione Zoologica Italiana (UZI-ETS).
Il mondo delle professioni ambientali e quello accademico connesso a esse sono dunque in subbuglio per questa scelta, che mina ancora di più la credibilità di un Piano che, nonostante le belle parole a favore dell’ambiente, destina risorse irrisorie alla natura, a favore di massicci investimenti destinati soprattutto alla digitalizzazione ed elettrificazione del Bel Paese.
Ora questa esclusione dei naturalisti dai primi bandi appare purtroppo un’ulteriore conferma verso un approccio tipo “greenwashing”, volto a escludere le professionalità più motivate e competenti, e quindi potenzialmente più scomode (ma politicamente poco “pesanti”), per affrontare adeguatamente tematiche specifiche direttamente collegate a scelte di conservazione della nostra biodiversità e del nostro territorio.
C’è da sperare che la classe politica, a cominciare dal Ministro dell’Ambiente, si ravveda di questo errore e vi ponga rimedio, almeno per i prossimi bandi.
Infine il pensiero corre anche alla recente bozza di legge sulla regolamentazione delle azioni di lobby approvata in Commissione Affari Costituzionali della Camera, che ha visto alcune importanti “eccezioni” a favore di pochi (es. Confindustria), in un Italia in cui la trasparenza e l’equità fanno sempre più fatica a emergere.
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