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STORIE DI VERDE ROMANO

I segreti di Monte Mario, la montagna di Roma

I segreti di Monte Mario, la montagna di Roma

Luigi Spadoni Luigi Spadoni 7 Ott 2016

Chiunque di voi avrà sentito almeno una volta associare Roma ai famosi sette colli sui quali è sorta. La città, infatti, sorge su un sistema collinare che si estende fino alla zona pedemontana dei Sub-Appennini e degli Appennini. Una parte di questo sistema collinare comprende il complesso denominato Monti della Farnesina, i quali trovano il loro punto più alto con i 139 metri d’altezza del Monte Mario, noto fra i romani come “la montagna di Roma”.
Monte Mario era già noto in epoca romana poiché era sede delle più belle ville residenziali degli abitant dell’Urbe, soprattutto nobili e poeti, che approfittavano della posizione sopraelevata per godere di aria più pulita, lontano da quella malsana delle pianure sottostanti.
La riserva naturale istituta in quest’area ormai quasi vent’anni fa rappresenta per le sue caratteristiche ambientali, un esempio di diversità biologica ormai raro a Roma. Infatti, nonostante la forte antropizzazione circostante che ha ridotto notevolmente l’areale di numerose specie di flora e fauna, si passa da una vegetazione tipica mediterranea delle zone più basse, a una tipica submontana nelle aree più alte.
Da un punto di vista botanico, la riserva può essere suddivisa in due parti: una settentrionale e una meridionale.
Il settore settentrionale è caratterizzato in modo prevalente da leccete (Quercus ilex) e da sughere (Quercus suber), mentre a livello arbustivo troviamo elementi della macchia mediterranea, come l’erica (Erica arborea) e il pungitopo (Ruscus aculeatus). Negli avvallamenti fra le colline si creano dei particolari microclimi più freschi e qui si ritrovano querce caducifoglie come farnetti (Quercus frainetto) e roverelle (Quercus pubescens), accanto a carpini neri (Ostrya carpinifolia), ornielli (Fraxinus ornus) e l’albero di Giuda (Cercis siliquastrum). In prossimità dei corsi d’acqua si ritrovano pioppi (Populus alba).
Sui versanti meridionali, la maggiore insolazione favorisce soprattutto la presenza di lecci e sughere accompagnate da robinie (Robinia pseudoacacia), olmi (Ulmus minor) e allori (Laurus nobilis). Altre specie che si rinvengono in tutta l’area sono: fillirea (Phyllirea latifolia), lentisco (Pistacia lentiscus), corbezzolo (Arbustus unedo) ed edera dei muri (Cymbalaria muralis).

La riserva naturale di Monte Mario è visitabile tutto l’anno attraverso numerosi percorsi e sentieri opportunamente segnati e divisi per difficoltà. A mio parere i percorsi più belli sono due, uno per la sua bellezza panoramica su tutta la città e uno per la sua estensione che permette di passare per le zone più caratteristiche e importanti dell’area protetta.
Il primo si chiama “Sentiero Natura Collina dell’Osservatorio”, è lungo circa un chilometro, ma è abbastanza faticoso poiché presenta un dislivello di più di 100 metri. Partendo dall’ingresso sito in piazzale Maresciallo Giardino si percorre il sentiero formato da numerosi tornanti che ad ogni curva propongono uno scorcio sempre più bello e unico sulla città, fino a quando si giunge in cima e la fatica è ripagata dall’appagante bellezza del panorama cittadino e dalla presenza dell’osservatorio astronomico. Lungo il sentiero s’incontrano numerosi cartelli informativi dedicati alla geologia e alla botanica.
Il secondo sentiero si chiama “Collina della Farnesina”, presenta numerosi ingressi e percorre, con un andamento ad anello, l’intero perimetro della riserva. Lungo il cammino si possono osservare tutti i biomi presenti, oltre a numerosi punti di interesse storico-artistico come Villa Mazzanti (XIX secolo) e Villa Mellini (XV secolo).

Senza dubbio quella di Monte Mario è una delle riserve più grandi del territorio romano, ma sicuramente permette di osservare panorami unici sulla città eterna. Vale la pena mettersi delle buone scarpe e camminare!

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riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com
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