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STORIE DI VERDE ROMANO

Parco Savello, il cuore romantico di Roma

Parco Savello, il cuore romantico di Roma

Luigi Spadoni Luigi Spadoni 19 Gen 2017

Partendo dal Circo Massimo e risalendo il colle Aventino, si giunge, a mio avviso, in uno dei punti panoramici più suggestivi di Roma dopo il Gianicolo: il Giardino degli aranci. In realtà, il suo vero nome è Parco Savello, ma la presenza al suo interno di un bellissimo aranceto – piantato in onore di San Domenico, il fondatore dell’ordine dei Domenicani che sulla Basilica di Santa Sabina, nel 1220, fondò il suo convento – lo ha trasformato per tutti i romani nel Giardino degli aranci.

Tra il 1285 ed il 1287 la famiglia Savelli eresse in cima all’Aventino il suo castello, sorto su una preesistente fortezza dei Crescenzi del X secolo, dotato di grandi mura che lo rendevano un punto di controllo sulla pianura circostante. Tuttora, le grandi mura medievali circondano il giardino. Il parco, con una superficie di 7800 metri quadrati, fu realizzato solo nel 1932 dall’architetto Raffaello de Vico che diede valore al piccolo giardino racchiuso fra le mura. In base alla nuova urbanistica dell’Aventino si era deciso, infatti, di destinare a parco pubblico l’area che i padri domenicani gestivano come orto, il tutto con lo scopo di dare a Roma un nuovo belvedere che si unisse a quello del Gianicolo. Il giardino, piantato ad aranci proprio in onore di San Domenico, il quale era solito pregare sotto uno di questi alberi, è stato concepito dall’architetto de Vico con un’impostazione molto simmetrica, con un viale al centro posto in asse con il belvedere che si divide in due slarghi.

La specie di arancio messa a dimora nel parco è l’arancio amaro (Citrus aurantium), un piccolo albero, o anche arbusto, con una chioma molto ramificata e tondeggiante. È una specie sempreverde che cresce in ambienti soleggiati e miti anche nel periodo invernale. A partire da aprile, e fino al mese di settembre, si assiste alla fioritura di questi alberi sui quali sbocciano fiori bianchi e molto profumati che poi verso il periodo invernale daranno origine ai frutti giallo-arancio che tutti conosciamo. La pianta era coltivata dai padri domenicani per le sue numerose proprietà digestive, dimagranti, aromatiche ed antispasmodiche; per non parlare dei numerosi usi alimentari dei sui frutti.

Il mio consiglio è di visitare il Parco Savello durante il periodo di fioritura di questi alberi, perché il loro profumo pervade l’aria e farà da dolce nota d’accompagnamento alla meravigliosa vista che si gode dal belvedere il quale, affacciandosi sul Tevere, permette di osservare Roma da Trastevere all’isola Tiberina, dalla cupola di San Pietro fino alla collina del Gianicolo e di Monte Mario.

Inoltre, il Parco Savello nasconde due curiosità. La prima riguarda l’arancio di San Domenico, conservato nel vicino chiostro di Santa Sabina e visibile attraverso un foro praticato nel muro del portico della Chiesa; la seconda è che nelle immediate vicinanze è presente una serratura attraverso cui si scorge la cupola di San Pietro che ricade sorprendentemente all’interno del nottolino.
Buona passeggiata!

 

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