I tritoni preoccupano sempre di più il mondo scientifico. Lo scorso anno, era toccato al tritone crestato italiano (Triturus carnifex) esser dichiarato “minacciato” dall’IUCN (International Union for Conservation of Nature), ora è la sottospecie calabrese del tritone alpino (Ichthyosaura alpestris inexpectata) a tormentare gli zoologi.
Da poco è stato pubblicato un report sulla rivista Animals, nella quale si evidenzia come questa sottospecie rischia di venire spazzata via da una grave minaccia: l’ittiofauna alloctona.
Il tritone alpino calabrese ha una storia singolare, abita l’interno della Catena Costiera calabrese in maniera isolata rispetto alla popolazione europea. Diversamente dai parenti dell’Europa centrale, infatti, la sottospecie calabrese vive a quote più basse, per essere in grado di resistere alla siccità con migliore efficienza e per un numero inferiore di macchie golari.
Approda in Calabria migliaia di anni fa, quando i ghiacciai dell’era glaciale avevano fatto migrare verso sud tutte le popolazioni di animali che noi oggi valuteremmo “continentali”, indirizzandoli verso dei territori che durante quel periodo erano liberi dalle nevi perenni.
In seguito allo scioglimento dei ghiacciai, gli antenati di Ichthyosaura alpestris si ritrovarono imprigionati in Calabria, dove per difendersi dalle eccessive temperature estive iniziarono a nascondersi nei versanti ombreggiati delle montagne della regione, senza alcun’altra popolazione con cui affrontare uno scambio genetico. Ecco come oggi questa sottospecie sia divenuta la popolazione più meridionale di Ichthyosaura alpestris.
Fra le firme dell’articolo ci sono anche molti scienziati italiani, tra cui Ilaria Bernabò e Sandro Tripepi dell’Università della Calabria e Antonio Romano, del CNR di Roma, che spiegano perché sia importante prendersi cura di questi animali e come l’estinzione sia per loro dietro l’angolo.

Il Lago dei due uomini, sulla Catena Costiera in provincia di Cosenza. Qui nel 1982 l’erpetologo francese Alain Dubois scoprì la presenza di una nuova sottospecie di tritone alpestre. © Tuttoleone64 / CC BY-SA 4.0
L’ittiofauna è la causa della scomparsa
Il principale pericolo per questi animali è l’ittiofauna, infatti, proprio le recenti introduzioni di pesci nei tre Laghi di Fagnano, inseriti dentro una ZPS (Zona di protezione speciale), hanno provocato il ridimensionato delle popolazioni calabre.
«Per capire il danno che è stato fatto all’ambiente e alla vita dei tritoni, abbiamo esaminato le zone umide riunite spazialmente e quelle limitrofe. Abbiamo aggiornato così la distribuzione regionale di questa sottospecie, evidenziando siti invasi da pesci che storicamente non avevano mai ospitato grandi popolazioni di tritone alpino calabrese e anche due nuovi siti riproduttivi che sono stati recentemente colonizzati» affermano gli studiosi.
Gli stessi hanno anche eseguito una stima dell’abbondanza, delle grandezze e delle condizioni corporee degli adulti riproduttori e, purtroppo, il dato che sono riusciti a ottenere non è rincuorante: «Non abbiamo più rilevato tritoni alpini calabresi nei siti ora invasi dai pesci».
La ZPS presa in considerazione dallo studio è una zona molto estesa in Calabria, con una superficie di circa 19 ettari, prevalentemente lungo le pendici del Monte Caloria. Le condizioni climatiche e le caratteristiche del suolo hanno permesso inoltre, la formazione di torbiere, che fornivano, in precedenza, ai tritoni un rifugio umido durante l’estate. Tutto questo ha portato gli scienziati a confermare che, se anche all’interno di questo luogo non ci sono più tritoni, la scomparsa è dovuta ai nuovi pesci introdotti e non alla modifica dell’ambiente.
Ripristinare l’habitat potrebbe essere la soluzione
«Il radicale sconvolgimento ecologico derivato dalle introduzioni di pesci mina la sopravvivenza del tritone alpino in Calabria. Bisognerebbe quindi, applicare urgentemente un’efficace strategia di gestione a lungo termine per ripristinare l’habitat ed eliminare le specie alloctone, favorendo anche la creazione di ulteriori stagni per fornire a tutte le specie di anfibi siti di riproduzione alternativi» sostengono i ricercatori.
Dunque, attraverso l’eradicazione e il controllo dei pesci alloctoni, la biodiversità locale e le funzioni ecologiche trarrebbero un grande vantaggio. Certamente, senza abbandonare il monitoraggio intensivo e la raccolta costante di dati, in modo da ottenere una gestione più completa della fauna del territorio.
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