L’isolamento geografico rappresenta uno dei principali motori dei processi evolutivi, capace di indurre cambiamenti fenotipici e comportamentali radicali in tempi relativamente brevi.
Un recente studio internazionale, focalizzato sui reperti pleistocenici di iena macchiata (Crocuta crocuta) rinvenuti nel sito di Grotta San Teodoro (Sicilia), ha analizzato come il contesto insulare abbia agito sulla biologia di questo predatore, portando alla luce evidenze di plasticità ecologica e adattamenti neuroanatomici finora poco conosciuti.
Nell’immagine di apertura: Ricostruzione paleoambientale della Grotta di San Teodoro nel Pleistocene, durante il periodo di frequentazione delle iene. © Illustrazione di Dawid A. Iurino – no AI
La ricerca, pubblicata sulla Rivista Italiana di Paleontologia e Stratigrafia e scaricabile gratuitamente online, è il risultato di una sinergia tra l’Università degli Studi di Milano, Sapienza Università di Roma, l’Università di Messina, la Royal Holloway University di Londra e l’Università di Bristol.
Il fulcro metodologico del lavoro risiede nell’applicazione della tomografia computerizzata (TC) ad alta risoluzione sui crani fossili. Questa tecnica non invasiva ha permesso di riempire digitalmente le cavità endocraniche per ottenere degli endocasti virtuali, ovvero modelli 3D che replicano fedelmente la morfologia esterna del cervello. Attraverso questi modelli, i ricercatori hanno potuto esaminare le caratteristiche esterne dell’encefalo per valutare eventuali differenze con la specie attuale e le possibili implicazioni sulle capacità cognitive e comportamentali delle forme fossili.

Modelli 3D di crani di iena siciliana del Pleistocene ottenuti tramite tomografia: in rosso sono evidenziati i seni paranasali e in azzurro il cervello.
Il dato più rilevante emerso dal confronto con le popolazioni attuali di iena macchiata riguarda l’organizzazione della corteccia frontale. Nelle forme africane odierne, questa regione è marcatamente espansa ed associata all’espressione di comportamenti sociali complessi.
Al contrario, i modelli digitali delle iene di San Teodoro mostrano un minore sviluppo relativo della corteccia frontale. Tale evidenza suggerisce una divergenza nell’etologia della specie, le popolazioni siciliane del Pleistocene operavano verosimilmente in gruppi più esigui, con un repertorio di interazioni sociali semplificato rispetto alle forme attuali.
Parallelamente all’analisi neurologica, lo studio morfometrico di denti e resti post-craniali ha confermato una riduzione della taglia corporea rispetto alle popolazioni pleistoceniche dell’Europa continentale. Tale condizione, rappresenta una risposta adattativa diretta alla minore disponibilità di risorse trofiche tipica dei contesti insulari.
I resti delle iene rinvenuti a San Teodoro offrono una testimonianza fondamentale di come anche i grandi carnivori possano rispondere con estrema plasticità all’isolamento geografico, arrivando a modificare nel tempo sia le proprie dimensioni corporee sia la propria ecologia.
Grotta di San Teodoro si conferma così un sito di rilevanza internazionale per la comprensione delle faune insulari e della loro evoluzione durante il Pleistocene.
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