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Cibo e benessere
COLTIVAZIONE DELLA SOIA

Il Brasile “si consuma” per la carne della Cina

Le risorse naturali del grande Paese sudamericano sono a rischio a causa dell'eccessiva produzione di carne per il consumo in Cina

Il Brasile “si consuma” per la carne della Cina
© kaosnoff via pixabay.com

Redazione Redazione 13 Nov 2025

Un sistema alimentare sempre più interconnesso e fragile fa sì che dietro una bistecca servita in Cina si nasconda un campo di soia coltivato in Brasile. Uno studio del Politecnico di Milano pubblicato su Nature Food rivela come la domanda cinese di proteine animali pesi ormai in modo insostenibile su acqua, foreste e suolo del Paese sudamericano.

Tra il 2004 e il 2020, le importazioni di soia della Cina sono passate da 6 a 60 milioni di tonnellate: un aumento che nel 2020 ha richiesto 17,8 milioni di ettari di terra, un’area grande quanto l’Uruguay, e oltre 86 km³ di acqua piovana, più 0,29 km³ di acqua di irrigazione.

Un miliardo di persone dipende dalla produzione brasiliana

La soia coltivata in Brasile è destinata in gran parte all’alimentazione di suini, pollame e pesci d’allevamento.

«Capire che una parte significativa dell’apporto nutrizionale di una popolazione di oltre un miliardo di persone dipende da risorse agricole situate dall’altra parte del mondo ci spinge a interrogarci sul futuro dei nostri sistemi alimentari» spiega Camilla Govoni, prima autrice dello studio e ricercatrice del Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale del Politecnico di Milano.

 

Il lavoro, condotto anche grazie alla collaborazione di La Zhuo e Dirce Lobo Marchioni, pone l’accento sulle risorse idriche e sull’impatto ambientale dell’espansione agricola.

«Il Brasile è storicamente un Paese con scarse criticità idriche, ma deforestazione, cambiamenti d’uso del suolo, sovrasfruttamento agricolo e cambiamento climatico potrebbero indurre pressioni tali da generare stress e scarsità d’acqua» sottolinea Maria Cristina Rulli, docente di Idrologia e Sicurezza Idrica e Alimentare presso il Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale del Politecnico di Milano.

produzione di soia Brasiliana

Distribuzione dell’impatto ambientale della produzione di soia Brasiliana tra il 2004 e il 2020 destinata al consumo interno, alla Cina e agli altri paesi. I grafici mostrano l’uso di materia prima (Mton), suolo (Mha), acqua (km³) e l’esposizione a deforestazione (Mha) associato alla soia e agli utilizzatori finali di tale coltura e dei suoi sottoprodotti. © Relazioni Media Politecnico di Milano / CC BY 4.0 Deed

Conversione e consumo del suolo

Sebbene la Moratoria sulla Soia abbia limitato la deforestazione diretta, permangono fenomeni di conversione indiretta del suolo, soprattutto nelle savane del Cerrado e nelle aree di pascolo dismesse.

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I risultati dello studio evidenziano l’importanza di strategie di governance globale per ridurre l’impatto ambientale della produzione e del commercio internazionale di proteine. Come conclude Camilla Govoni: «Le scelte agricole e alimentari non possono più essere considerate solo a livello locale o nazionale: sono parte di un equilibrio globale che lega in modo invisibile Paesi, ecosistemi e popolazioni. Governare questo equilibrio con responsabilità è la vera sfida per garantire un sistema alimentare resiliente e sostenibile».

 

Lo studio “China’s animal-protein-rich diets are increasingly reliant on Brazil’s land and water resources” è firmato da Camilla Govoni e Maria Cristina Rulli del Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale del Politecnico di Milano, insieme a La Zhuo della Northwest Agriculture & Forestry University (Cina) e della Chinese Academy of Sciences, e Dirce Lobo Marchioni della Universidade de São Paulo (Brasile).

 

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