Nel cuore dell’Appennino centrale, tra le creste selvagge e i paesaggi sospesi del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, si è svolta nei giorni scorsi un’attività fondamentale per la tutela della biodiversità: il censimento dell’aquila reale.
Un appuntamento che unisce rigore scientifico, passione e collaborazione, e che quest’anno ha assunto un valore ancora più significativo, estendendosi per la prima volta all’intero Appennino umbro-marchigiano.
L’iniziativa è stata coordinata da Jacopo Angelini, dell’associazione A.L.T.U.R.A., con il supporto di ornitologi volontari e del personale dei Carabinieri Forestali. Una rete di competenze che ha reso possibile monitorare uno dei simboli più maestosi e affascinanti del Parco: l’aquila reale.
La crescita dell’aquila reale nel Parco
La sua presenza nei Sibillini racconta una storia incoraggiante: nel 1993, anno di istituzione del Parco, si contavano appena due coppie nidificanti.
Nel 2025, le coppie accertate erano otto, un dato che colloca quest’area tra le più densamente popolate da questo rapace lungo tutta la dorsale appenninica.
Il periodo scelto per il censimento non è casuale. Con l’arrivo della primavera, e in particolare nel mese di marzo, le aquile avviano le attività di accoppiamento e la preparazione dei nidi, costruiti su pareti rocciose impervie e difficilmente accessibili. È proprio in questa fase che gli individui risultano più osservabili, permettendo agli esperti di identificare le coppie territoriali e stimarne la distribuzione.
Diversi fattori hanno contribuito alla crescita della popolazione di aquila reale nei Sibillini.
Tra questi, un ruolo chiave è stato giocato dall’aumento della sensibilità verso la conservazione della natura, dal rafforzamento delle attività di controllo all’interno dell’area protetta e dalla maggiore disponibilità di prede.
Le aquile si nutrono infatti di lepri, volpi e piccoli di ungulati, tra cui spicca il camoscio appenninico, reintrodotto nel 2008 e oggi parte integrante dell’ecosistema locale.

Il monte Vettore nel Parco nazionale dei Monti Sibillini). © Luigi936 via Wikimedia Commons / CC BY-SA 4.0
Rimangono alcune criticità
Nonostante i segnali positivi, permangono tuttavia alcune criticità: tra le principali cause di mortalità per l’aquila reale vi sono ancora il bracconaggio e l’elettrocuzione causata dal contatto con linee elettriche.
Negli anni, il Parco ha promosso interventi mirati per ridurre questi rischi, favorendo l’interramento dei cavi o la messa in sicurezza degli elettrodotti aerei.
Le linee più moderne, isolate con apposite guaine, risultano infatti sicure anche per uccelli di grandi dimensioni. Tuttavia, le infrastrutture più datate, spesso situate al di fuori dei confini dell’area protetta, continuano a rappresentare una minaccia concreta. Un episodio recente lo conferma: lo scorso 18 febbraio, nelle campagne di Gualdo, è stato rinvenuto un esemplare di aquila reale morto proprio a causa di elettrocuzione.
Specie protetta in tutta l’Unione Europea, l’aquila reale riveste un ruolo ecologico di primaria importanza.
In quanto predatore al vertice della catena alimentare, contribuisce a mantenere l’equilibrio delle popolazioni di prede, selezionando individui più deboli e favorendo la salute complessiva degli ecosistemi. Inoltre, svolge una funzione “sanitaria” nutrendosi anche di carcasse, contribuendo così alla pulizia dell’ambiente.
Al censimento ha preso parte anche il Commissario Straordinario del Parco, Corrado Perugini, che ha sottolineato il valore simbolico e ambientale di questa specie: «La presenza dell’aquila reale è un indicatore dello stato di salute dell’ecosistema, ma rappresenta anche un potente elemento di attrazione e valorizzazione del territorio. Osservarla in volo sopra le vette dei Sibillini è un’esperienza che unisce meraviglia e consapevolezza, invitando a riscoprire il legame profondo tra uomo e natura».
I risultati ufficiali del censimento saranno resi noti nei prossimi giorni, con l’auspicio di confermare, o addirittura superare, le otto coppie registrate lo scorso anno.
Al di là dei numeri, resta però il significato più ampio di questa iniziativa: un impegno condiviso per conoscere, proteggere e valorizzare una delle specie più iconiche dei nostri ambienti montani.
Un simbolo di libertà che continua a volare alto, grazie anche all’attenzione e alla responsabilità di chi lavora ogni giorno per la sua tutela.
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