Cominceranno a giorni le operazioni di contrasto alle piante esotiche invasive sul Po a Casale Monferrato, Chivasso e Torino. Promotore e gestore del programma è l’Ente-Parco delle Aree protette del Po piemontese.
Contrastare la diffusione della peste d’acqua di Nuttall (Elodea nuttallii) sul Po è la priorità assoluta; seguirà, poi, un intervento di eradicazione completa di un’altra specie, la porracchia peploide (Ludwigia peploides), che al momento è confinata in una lanca del fiume a valle di Valenza, unico sito in Piemonte. Entrambe sono piante acquatiche invasive di origine americana, inserite nell’elenco dell’Unione Europea delle specie da gestire, debellare o almeno contenere.
L’Elodea nuttallii sarà gestita con azioni che proseguono quanto fatto in urgenza lo scorso anno, quando le temperature elevate e la siccità avevano generato, in particolare a Torino (diga Michelotti) e a Casale Monferrato, una propagazione ingente della pianta.
Piante aliene invasive e dannose
Queste specie di piante esotiche invasive si adattano molto bene al mutare delle condizioni ambientali e crescono rapidamente a spese delle piante autoctone in sofferenza.
L’imperativo per preservare la biodiversità del Po è intervenire con rapidità per evitare che si riproducano, si diffondano, colonizzino e danneggino gli ecosistemi preesistenti, in casi estremi anche portando all’estinzione le specie autoctone.
Il fiume è uno straordinario veicolo di diffusione dei semi e le piante esotiche invasive hanno già avuto un’importante espansione l’estate scorsa, complici le condizioni estreme dovute alla crisi climatica, ottimali per il loro sviluppo.
La Direttrice dell’Ente di gestione delle Aree protette del Po piemontese, Monica Perroni, spiega: «Impiegheremo i 92.500 Euro messi a disposizione dal Ministero della Transizione Ecologica per la gestione delle operazioni di rimozione e smaltimento della pianta acquatica programmate, avvalendoci della collaborazione dell’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo sostenibile (ENEA)».
Partecipano al programma di interventi, insieme al, Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi DIBIOS dell’Università di Torino, anche due startup: PULITO – che valuterà il possibile riciclo di questa pianta puntando sugli aspetti economici e di sostenibilità ambientale – e Zirak, che si occuperà di monitorare l’espansione della peste d’acqua con l’uso di droni ai fini di verificare l’efficacia degli interventi svolti.
Le operazioni saranno realizzate con macchine montate su imbarcazioni, che raccoglieranno le piante dall’acqua e le conferiranno a riva, dove saranno raccolte per essere smaltite in modo idoneo. Sarà necessario evitare ogni possibile rilascio in acqua degli sfalci, perché anche un piccolo frammento di elodea potrebbe colonizzare un nuovo ambiente.
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