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Scienza
SONDA JUNO DELLA NASA

Il cuore della luna Io di Giove è solido

Non c'è un oceano di magma liquido come si era pensato fino a oggi

Il cuore della luna Io di Giove è solido
La struttura interna di Io. © Illustrazione di Sofia Shen (JPL/Caltech).

Redazione Redazione 17 Dic 2024

Il satellite Io è unico nel sistema di Giove, per la sua intensa attività vulcanica che lo rende l’oggetto geologicamente più attivo del sistema solare. Per. questo motivo, per decenni, si è creduto che l’enorme attrazione gravitazionale di Giove fosse sufficiente a creare un oceano di magma sotto la sua superficie, che alimentasse i suoi vulcani. Anche le misure di induzione magnetica condotte dalla sonda Galileo avevano suggerito la presenza di magma sotto la superficie di questa luna di Giove.

Questo scenario è stato però rivisto a seguito delle nuove osservazioni realizzate da Juno, la sonda che dal 2016 sta esplorando Giove e, più recentemente, le sue lune.

 

Nella foto in alto, la struttura interna di Io. La nuova misura della deformazione mareale suggerisce che la luna non abbia un oceano globale di magma vicino la superficie ma è coerente con la presenza di un mantello più solido (sfumature di verde), con una quantità significativa di materiale fuso (in giallo e arancione) che ricopre un nucleo liquido (in rosso/nero). © Illustrazione di Sofia Shen (JPL/Caltech).

 

Juno e Giove

Un disegno che rappresenta la sonda Juno che sorvola Giove. © NASA/JPL-Caltech

I sorvoli di Junio sulla luna di Giove

Un nuovo studio basato sui dati di gravità raccolti dalla sonda Juno della NASA durante dei sorvoli della luna Io di Giove esclude la presenza di un oceano di magma sotto la sua superficie. Juno ha sorvolato per due volte Io a circa 1.500 chilometri di quota, raccogliendo dati del campo gravitazionale della luna molto accurati.

luna Io di Giove

La luna Io di Giove. © NASA/JPL/University of Arizona

Sotto la superficie del satellite Galileiano più vicino a Giove, c’è un mantello solido. A rivelarlo è lo studio “Io’s tidal response precludes a shallow magma ocean” pubblicato su Nature, realizzato anche grazie al lavoro di diversi ricercatori della Sapienza Università di Roma e dell’Università di Bologna.

La ricerca, coordinata da Ryan Park del Jet Propulsion Laboratory della NASA (JPL), ha sfruttato i dati collezionati dalla sonda Juno durante due recenti sorvoli ravvicinati della luna confrontati con i dati storici della missione Galileo, la sonda della NASA che tra il 1995 e il 2003 ha esplorato il sistema di Giove.

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«La combinazione dei dati ha permesso di migliorare la stima della risposta mareale di Io, che fornisce indicazioni dirette della deformabilità della struttura interna della luna» spiega Daniele Durante, ricercatore presso il Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale della Sapienza.

 

Allo studio, per Sapienza Università di Roma hanno partecipato Daniele Durante e Luciano Iess, in collaborazione con i colleghi dell’Università di Bologna, Luis Gomez Casajus, Marco Zannoni, Andrea Magnanini e Paolo Tortora. Le attività di ricerca sono state realizzate nell’ambito di un accordo finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana.

 

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