Nel 2015, Walter Palmer, un dentista del Minnesota cacciatore di trofei, destò scandalo sollevando l’indignazione del mondo intero perché avrebbe pagato 50.000 dollari per uccidere Cecil, un leone di 13 anni, protetto all’interno del Parco Nazionale di Hwange in Zimbabwe, dove veniva studiato dal biologo dell’Università di Oxford, Andrew Loveridge.
Il leone venne attirato fuori dai confini del Parco usando come esca la carcassa di un elefante trascinata dal Land Cruiser del cacciatore. Il leone è stato ucciso con incredibile crudeltà usando balestra e frecce, causandogli una morte lenta che ha richiesto ben 12 ore di agonia.
Ora l’uccisore di Cecil è tornato in azione e ha colpito a morte un Altai Argali (Ovis ammon ammon) – una sottospecie molto grande, dalla colorazione grigio-marrone, con corna, collo e tronco molto robusti – di argali, diffuso in Siberia meridionale e in Mongolia occidentale e in pericolo di estinzione.
L’uccisione dovrebbe essere avvenuta lo scorso anno, ma se ne è avuta notizia solo ora, dopo che alcuni giornali anglosassoni (New York Post e Daily Mirror) hanno trovato delle evidenze fotografiche su Facebook, ora cancellate o rese private. Nelle foto la faccia di Palmer (l’uomo a sinistra guardando la foto) è tagliata dall’inquadratura, ma l’autore del post ne parlava apertamente descrivendone le “gesta”.
Palmer averbbe pagato 100.000 dollari per il piacere di uccidere questo Altai Argali. Come con Cecil, anche in questo caso il dentista ha usato una balestra.
La possibilità di comprare il “diritto” di uccidere un argali è dovuta a un opaco sistema di permessi che, secondo gli esperti, si basa principalmente sul denaro e sulla corruzione. Palmer, comunque, non ha potuto riportare in Minnesota il suo macabro trofeo, perché la dogana statunitense non gli ha concesso il permesso di esportarlo dalla Mongolia.
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