Prima decimate in natura da una raccolta indiscriminata, ora minacciate dai cambiamenti climatici: le orchidee sono un fiore rappresentativo della situazione di crisi della biodiversità. Di questo si parlerà nell’incontro “Il destino delle orchidee spontanee in un mondo che cambia”, in programma domenica 22 maggio alle 17 e trasmessa anche in diretta sulla pagina Facebook del MUSE, tappa finale di “Orchidarium”, la due giorni “botanica” che ha visto il MUSE – Museo delle Scienze di Trento trasformarsi nella capitale internazionale delle orchidee tropicali.
Più che una conferenza tecnica, un salotto informale dove botanici, ricercatori e appassionati di orchidee dialogheranno sul delicato equilibrio di queste piante, estremamente evolute ma anche minacciate in un mondo che cambia e si “riscalda” sempre più.
Tre i focus
- Il primo, con Giulia Tomasi della Fondazione Civico Museo Rovereto e Costanza Geppert dell’Università degli Studi di Padova, avrà al centro gli effetti del riscaldamento climatico sulle orchidee spontanee del Trentino e delle Alpi nordorientali;
- nel secondo si parlerà con Roberta Gargiulo, ricercatrice dei Kew Garden di Londra in collegamento online da Londra, delle innovative ricerche genetiche sulle popolazioni della scarpetta di Venere (Cypripedium calceolus L.) per migliorarne lo stato di conservazione;
- in conclusione, Andrea Bianchi, botanico tropicalista, aprirà una finestra sulle orchidee africane, le loro storie adattative più curiose e sulla raccolta indiscriminata che per vari motivi, tra cui quello di soddisfare la domanda di chikanda (piatto tipico dello Zambia), sta minacciando 85 specie africane.
Con questa proposta, che omaggia il Fascination of Plants Day e la Giornata internazionale della biodiversità, il MUSE consolida e rilancia il suo impegno a tutela della biodiversità (vegetale e non solo) e sull’urgenza di proteggere gli habitat e le specie oggi più minacciati. A Trento, con la sua serra tropicale incastonata tra le Alpi, il Museo offre ogni giorno ai visitatori la possibilità di immergersi in un lembo di foresta pluviale dei Monti Udzungwa in Tanzania, una delle regioni più ricche di specie al mondo. La serra, un ecosistema in miniatura, ospita 13 specie di animali, tra anfibi, uccelli e pesci e oltre 200 specie vegetali.
Biografie dei relatori
Giulia Tomasi, laureata in scienze e tecnologie per l’ambiente e il territorio e iscritta all’Ordine Nazionale dei Biologi, dal 2013 lavora presso la Fondazione Museo Civico di Rovereto nell’ambito della ricerca floristica e della divulgazione scientifica. La sua attività, è incentrata sul Progetto di Cartografia Floristica del Trentino e della Provincia di Verona e sui monitoraggi floristico-vegetazionali nell’ambito delle aree protette della Provincia di Trento e dei Parchi. Si occupa anche della catalogazione dell’erbario (ROV) e degli archivi fotografici botanici.
Costanza Geppert si occupa dell’impatto dei cambiamenti ambientali su piante ed insetti presso il Dipartimento di Agronomia (DAFNAE) dell’Università di Padova, dove ha conseguito il titolo di dottoratostudiando come riscaldamento climatico, disturbo antropico ed erbivoria influenzino i cambiamenti di distribuzione delle piante. Si è laureata in Ecobiologia presso La Sapienza Università di Roma in seguito a una tesi magistrale dell’Università di Gottingen in Germania, in cui ha indagato il funzionamento delle politiche europee di sostegno di piante ed insetti impollinatori in ambiente agricolo.
Roberta Gargiulo è ricercatrice presso i Kew Gardens di Londra (nel Regno Unito) dal 2015, dove svolge ricerche di genetica della conservazione su orchidee e altre piante. Precedentemente ha conseguito un dottorato di ricerca in Biologia Avanzata presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II” e l’Orto Botanico di Napoli, durante il quale si è occupata della sistematica molecolare del genere Asperula L.
Andrea Bianchi, laureato in Scienze Naturali, ha collaborato con il MUSE tra il 2017 ed il 2021 occupandosi di botanica tropicale. Dopo un primo periodo di ricerca negli arcipelaghi del Sud-Est asiatico, l’amore per l’Africa equatoriale lo ha portato in Tanzania, dove attualmente vive. Qui studia i trend vegetazionali in risposta al depauperamento faunistico, e gestisce la parte botanica di grossi progetti di riforestazione, volti a riportare una copertura forestale pluviale su centinaia di chilometri quadrati di terreno deforestato e semi-abbandonato.






