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Natura
Animali, piante e habitat
LA CORTE DEL RE / PRIMA PARTE

Il faggio, sovrano delle foreste, e la vita che si svolge attorno

Il faggio, sovrano delle foreste, e la vita che si svolge attorno

Francesco Tomasinelli Francesco Tomasinelli 8 Mag 2021

Grandi tronchi colonnari si stendono a perdita d’occhio affiancati gli uni agli altri. Ricordano, con la loro corteccia grigio chiara, regolare e uniforme,  le zampe di immensi elefanti. Più in alto, le chiome estese e ramificate formano una fitta coltre di fogliame di un bel verde acceso, attraverso cui filtrano al suolo pochi raggi di luce. Rare, quindi, le piante in questo sottobosco, dominato da una distesa uniforme di foglie cadute. È il dominio del faggio (Fagus sylvatica), uno degli alberi più belli delle nostre Alpi e degli Appennini, vero sovrano delle foreste europee temperate.

Pianta sociale, di rado la si trova solitaria o in piccoli gruppi. Se l’ambiente è idoneo, un suolo non troppo acido, fresco e ben drenato di media montagna a partire dai 500 metri di quota, il grande albero comincia a prendere il sopravvento su tutti gli altri.

Può capitare di trovarlo associato all’abete bianco (Abies alba) e rosso (Picea abies) in splendidi boschi misti, che talvolta vedono anche la presenza di tasso (Taxus baccata), olmo montano (Ulmus glabra), acero montano (Acer pseudoplatanus), agrifoglio (Ilex aquifolium) e carpino nero (Ostrya carpinifolia).

Più spesso, però, il faggio domina il paesaggio e da solo forma boschi immensi di grande fascino, con alberi che possono raggiungere i 40 metri di altezza e i 1000 anni di età, anche se la maggior parte degli esemplari non vive più di 300 anni.

Alle quote più alte, nonostante le condizioni ambientali si facciano più severe, il faggio non si arresta facilmente; assume forme prostrate e contorte per difendersi dai venti che spazzano i pendii montani e avanza, sempre più strisciante, fin verso la sommità dei crinali appenninici, spesso sfiorando i 2000 metri di quota.

Faggio

La faggeta in veste autunnale. © F. Tomasinelli

Le altezze del faggio

di Donatella Cabrini

Le faggete preferiscono suoli fertili, freschi, di medio impasto e ben drenati. Riescono ad adattarsi anche a suoli meno fertili e pietrosi, purchè vi sia abbondante umidità atmosferica e del suolo, specialmente in primavera.

Queste stesse esigenze ecologiche determinano la diversa distribuzione altitudinale delle faggete italiane: man mano che ci si sposta verso Nord, si riduce l’altitudine massima raggiunta dal Faggio, in particolare per ogni grado di latitudine Nord, si abbassa di circa 110 metri il limite superiore della faggeta.

Sulle Alpi la loro quota ottimale è compresa fra 600 e 1300 m e addirittura, un tempo, le faggete erano sporadicamente presenti in molte zone dell’alta Pianura Padana e veneto-friulana; sugli Appennini invece, non si trovano prima dei 1000 metri e arrivano fino ai 1700.

Esistono poi casi di faggete particolari, in Appennino, che si trovano a quote più basse (600-800 metri), in zone dove l’umidità atmosferica modifica localmente i livelli altitudinali riportati. Ci sono faggete depresse in Puglia (Gargano), Lazio, Toscana e Liguria che scendono di quota fino a entrare in contatto con le leccete e le pinete mediterranee a causa di umidità atmosferica sufficiente anche nei mesi estivi, in nicchie ecologiche particolari.

 

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