Per le campagne italiane, ma anche nelle nostre città, dalle coste marine sino alle montagne, si aggira guardingo e silenzioso un predatore letale, in grado di attaccare centinaia di specie selvatiche. Un predatore che vive a stretto contatto con l’uomo, da cui in genere è protetto ed accudito con amore. Non si tratta, dunque, del lupo, dell’orso o della lince, ma del molto più diffuso, simpatico e amato… gatto domestico (Felis catus).
L’impatto del gatto sulle specie selvatiche
Un nuovo recentissimo studio condotto da un team internazionale guidato da scienziati statunitensi dell’Università di Auburn e pubblicato su Nature Communications (“A global synthesis and assessment of free-ranging domestic cat diet” – dicembre 2023) ha esaminato oltre 530 articoli scientifici che indagavano appunto gli impatti dei gatti domestici sulle specie selvatiche, evidenziando un quadro già noto ma che ora, esaminato nel suo complesso a livello mondiale, ha assunto dimensioni davvero devastanti.
Secondo questa ricerca è stato rilevato che i gatti uccidono e divorano oltre 2.000 specie, in alcuni casi colpendo anche specie rare e minacciate. Solo in Australia i piccoli felini hanno portato alla scomparsa di otto specie, mentre tre di quelle colpite sono estinte in natura, come il corvo delle Hawaii, che oggi sopravvive solo in cattività.
In alcuni territori molto circoscritti, come le piccole isole, i gatti domestici lasciati liberi di girovagare sono responsabili dello sterminio di intere popolazioni locali, tanto da essere stati inclusi tra le cento specie aliene e invasive più dannose al mondo dal Gruppo di studio sulle specie invasive (ISSG) dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), il principale organo scientifico a tutela della biodiversità. Addirittura la Polonia dallo scorso anno ha deciso di classificare ufficialmente il gatto domestico come “specie aliena invasiva”, sollevando un vespaio di polemiche.
Attacchi mortali
La ricerca ha documentato attacchi mortali su circa 2.100 specie, principalmente uccelli, con 981 specie diverse cacciate. Seguono i rettili con 463 specie, i mammiferi con 431 specie, gli insetti con 119 e gli anfibi con 57. Sebbene le prede più comuni siano in genere con un peso inferiore ai 5 chilogrammi, quali topi, ratti e piccoli uccelli, è stato provato che i gatti che si cibano delle prede più sorprendenti ed anche molto più grosse, come tartarughe marine verdi, emù e persino bovini domestici.
Più in generale, è stato dimostrato che i gatti attaccano e uccidono circa il 9 percento delle specie di uccelli conosciuti; il 6 percento dei mammiferi e il 4 percento dei rettili.
A rendere questi dati ancor più sconcertanti vi è poi il fatto che ben 347 delle specie divorate dai gatti domestici siano tra quelle minacciate. Alcune di esse sono in pericolo critico di estinzione e altre, purtroppo, sono state già cancellate dalla faccia della Terra proprio a causa di questi felini. Tra quelle estinte o scomparse in natura figurano il già citato corvo delle Hawaii (Corvus hawaiiensis), la quaglia neozelandese (Coturnix novaezelandiae) e il ratto coniglio dai piedi bianchi (Conilurus albipes).
Insomma, per quanto impopolare possa sembrare questa raccomandazione, c’è poco da aggiungere: se davvero amiamo la natura al nostro amico felino non dovrebbe essere consentito di girare libero per le campagne!
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