Il giaguaro (Panthera onca), il più grande felino del continente americano, è tradizionalmente associato all’immaginario delle foreste tropicali e delle pianure umide dell’America Latina.
Per secoli il suo areale si è esteso dall’Argentina settentrionale fino al sud-ovest degli Stati Uniti, tuttavia, la persecuzione diretta, la frammentazione degli habitat e l’espansione delle attività umane ne hanno drasticamente ridotto la distribuzione. Oggi, le popolazioni più settentrionali sopravvivono in aree chiave del Messico nord-occidentale e del sud degli Stati Uniti, rendendo ogni nuova segnalazione particolarmente significativa.
Recenti dati raccolti nello Stato messicano di Chihuahua stanno però mettendo in discussione alcune convinzioni consolidate sull’ecologia della specie.
Spostamento in quota del giaguaro
Nell’ambito di un progetto di monitoraggio faunistico condotto tra il 2020 e il 2023 e pubblicato sulla rivista Ecology and Evolution, i ricercatori hanno documentato cinque nuove segnalazioni di giaguaro in aree montane della parte settentrionale dello Stato, utilizzando un esteso sistema di fototrappolaggio.
Le osservazioni provengono da ranch privati all’interno della Riserva della Biosfera di Janos.
Ciò che rende questi dati particolarmente rilevanti è il contesto ambientale in cui sono stati raccolti. Tutte le segnalazioni provengono infatti da foreste temperate di pini e querce, tipiche delle altitudini più elevate della Sierra Madre Occidentale, e non da ambienti tropicali o subtropicali.
Questa evidenza contrasta con gran parte della letteratura scientifica, che descrive il giaguaro come una specie prevalentemente legata a habitat al di sotto dei 1.200 metri di quota. A livello globale, meno dell’1% delle segnalazioni note riguarda altitudini superiori ai 2.000 metri.
Le nuove registrazioni del Chihuahua si inseriscono quindi in un quadro emergente che mostra una maggiore plasticità ecologica del giaguaro di quanto finora riconosciuto. Altri studi isolati avevano già documentato la presenza del felino in foreste montane del Messico centrale, ma l’area nord-occidentale del Paese era rimasta a lungo ai margini delle analisi sulla distribuzione della specie.
Capace di adattarsi a paesaggi inattesi
Questi dati suggeriscono che le zone montuose potrebbero rappresentare non solo habitat di passaggio, ma anche aree funzionali alla dispersione e, potenzialmente, alla futura colonizzazione.
Un ulteriore elemento di interesse riguarda il profilo degli individui osservati. Tutti i giaguari registrati nello Stato di Chihuahua sono maschi adulti, coerentemente con quanto osservato in altre regioni marginali dell’areale. Un individuo fotografato nel 2021, ad esempio, è stato successivamente documentato nella Riserva del Giaguaro Settentrionale in Sonora, dopo aver percorso oltre 120 chilometri. Questo dato conferma l’esistenza di movimenti su larga scala e rafforza l’ipotesi che il Chihuahua possa fungere da corridoio ecologico tra le popolazioni messicane e quelle storiche degli Stati Uniti sud-occidentali.
La presenza di un’abbondante base di prede, tra cui cervi dalla coda bianca, pecari, e altri mammiferi di media taglia, rende queste foreste montane potenzialmente idonee non solo al transito, ma anche alla permanenza dei giaguari.
In questo contesto, le nuove segnalazioni non rappresentano episodi isolati, bensì tasselli fondamentali per ripensare i modelli di distribuzione e le strategie di conservazione della specie.
Riconoscere il ruolo delle aree montane del Chihuahua significa ampliare lo sguardo su un predatore simbolo, capace di adattarsi a paesaggi inattesi e di raccontare, attraverso la sua presenza silenziosa, nuove possibilità per la conservazione dei grandi carnivori nel Nord America.
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