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Il Gufo delle Nevi: il predatore artico è in pericolo

La popolazione globale del gufo delle nevi sta mostrando cali preoccupanti. A confermarlo è uno studio internazionale che ha analizzato dati di monitoraggio a lungo termine e studi genetici, confermando lo stato “Vulnerabile” di questa specie assegnata già nel 2017 dall'UICN

Il Gufo delle Nevi: il predatore artico è in pericolo
Chuck Homler d/b/a Focus On Wildlife, CC BY-SA 3.0 , via Wikimedia Commons

Marco Mastrorilli Marco Mastrorilli 17 Gen 2025

Il gufo delle nevi (Bubo scandiacus), maestoso Strigiforme che popola le vaste distese dell’Artico, è in pericolo e si trova ad affrontare una situazione preoccupante.

Un recentissimo studio dell’Università di Cambrige, condotto dall’International Snowy Owl Working Group (ISOWG) e pubblicato su Bird Conservation International, ha analizzato dati di monitoraggio a lungo termine e studi genetici per valutare la dimensione e le tendenze della popolazione globale di questo iconico predatore.

Le stime sulla popolazione di gufo delle nevi

I risultati mostrano un declino significativo, tanto da confermare lo status di “Vulnerabile” assegnato a partire dal 2017 dalla IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura).
La stima precisa della popolazione globale di gufi delle nevi si è sempre rivelata una sfida ardua a causa della loro natura nomade. Gli individui si spostano su lunghe distanze, cambiando siti di nidificazione di anno in anno, rendendo difficile il conteggio tradizionale basato sulla densità di nidificazione.

Le stime precedenti, basate su ipotesi errate di nidificazione uniforme in tutto l’areale, erano sovrastimate. Studi più recenti, come quello di Potapov e Sale (2012) che utilizzava l’approccio “loose boid” (analisi della probabilità di aggregazioni di gufi), hanno stimato una popolazione globale di circa 14.000 coppie, con una stima più prudente tra 7.000 e 8.000 coppie.

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Un calo del 30% della popolazione globale

Lo studio del ISOWG ha utilizzato una metodologia innovativa per stimare le tendenze della popolazione. Combinando dati di conteggio dei nidi provenienti da cinque siti di monitoraggio a lungo termine nell’Artico (Wrangel Island, Fennoscandia, Karupelv Valley, Utqiagvik e Bylot Island Core), gli scienziati hanno applicato modelli matematici più moderni (GLM), tenendo conto della ciclicità della presenza dei gufi e il loro legame con le fluttuazioni delle popolazioni di lemming, la loro principale preda.

L’analisi ha evidenziato una diminuzione significativa della popolazione globale di gufi delle nevi, superiore al 30% nelle ultime tre generazioni.

Questa tendenza negativa, confermata da diversi metodi di analisi, rafforza la classificazione IUCN come specie “Vulnerabile”. Sebbene i dati provenienti dai cinque siti di monitoraggio rappresentino la migliore informazione disponibile, gli scienziati sottolineano la necessità di aumentare la copertura geografica del monitoraggio, in particolare nelle aree meno studiate come la Siberia. Nondimeno, l’attuale situazione geopolitica con il conflitto russo-ucraino in corso costituisce un ulteriore problema per attuare questa attività di monitoraggio globale.

Rhododendrites, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons

Il motivi del declino

La crisi del gufo delle nevi è legata a una serie di minacce interconnesse, aggravate dai cambiamenti climatici.

L’aumento delle temperature e le alterazioni dei regimi di precipitazione influenzano la copertura nevosa e la stabilità del microclima, con conseguenze negative sui cicli di popolazione dei lemming. La diminuzione delle prede si traduce in un ridotto successo riproduttivo per i gufi delle nevi.

Oltre alla scarsità di cibo, il gufo delle nevi è minacciato dallo sviluppo antropico nell’Artico, con attività estrattive e infrastrutture che disturbano gli habitat di nidificazione e svernamento. La mortalità di origine antropica, causata da collisioni con veicoli, aerei e linee elettriche, rappresenta un ulteriore fattore di rischio, soprattutto durante lo svernamento in aree temperate. L’esposizione a contaminanti ambientali, come metalli pesanti, PCB e POP, può compromettere la salute e la sopravvivenza dei gufi.

L’importanza di un approccio globale alla conservazione del gufo delle nevi

Le analisi genetiche hanno confermato l’esistenza di una singola popolazione panmittica a livello mondiale, il che significa che gli individui si mescolano liberamente durante la riproduzione e la migrazione. Di conseguenza, gli sforzi di conservazione devono essere coordinati a livello internazionale, con la partecipazione di tutti i paesi artici.

Gli scienziati raccomandano di intensificare la ricerca su diversi aspetti chiave della biologia del gufo delle nevi, come i tassi di sopravvivenza degli adulti e dei giovani, l’età alla prima riproduzione e il comportamento di dispersione.

La collaborazione internazionale nella ricerca e nel monitoraggio è fondamentale per colmare le lacune di conoscenza e comprendere meglio i fattori che influenzano la dinamica di popolazione di questa specie.

Un aspetto particolarmente importante è l’integrazione delle conoscenze tradizionali e locali detenute dalle popolazioni indigene. La loro esperienza millenaria nella convivenza con il gufo delle nevi può fornire informazioni preziose per la conservazione e la gestione della specie.

Lo studio del ISOWG fornisce un quadro chiaro e preoccupante sulla situazione del gufo delle nevi.

Il declino confermato della popolazione globale richiede un impegno congiunto da parte della comunità scientifica, dei governi e delle popolazioni indigene per garantire la sopravvivenza a lungo termine di questo magnifico predatore artico.

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