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Scienza
EUROPA MERIDIONALE

Il leone delle caverne in Italia è più antico di quanto si pensasse

Un reperto proveniente dal sito archeologico presso Venosa ha permesso di retrodatare a oltre 600mila anni fa la presenza nella nostra penisola del grande felino ora estinto

Il leone delle caverne in Italia è più antico di quanto si pensasse
Ricostruzione di un leone delle caverne (Panthera spelaea). © Flavia Strani

Redazione Redazione 5 Ago 2024

In un periodo compreso tra 660.000 e 610.000 anni fa, si diffusero in Italia dei grandi felini chiamati leone delle caverne (Panthera spelaea), ora estinti.

Un gruppo internazionale di scienziati – tra cui due ricercatori del Dipartimento di Scienze della Terra della Sapienza Università di Roma, Raffaele Sardella e Beniamino Mecozzi – ha individuato un reperto in grado di retrodatare la presenza del leone delle caverne in Europa.

Si tratta di un resto osseo proveniente dal sito archeologico di Venosa Notarchirico, studiato ed esaminato nello studio “Early occurrence of lion (Panthera spelaea) at the Middle Pleistocene Acheulean site of Notarchirico (MIS 16, Italy)” pubblicato sul Journal of Quaternary Science.

Il frammento è stato individuato nel corso di una revisione dei fossili scoperti nelle campagne di scavo del secolo scorso e rappresenta la più antica testimonianza in Europa meridionale di uno dei più grandi felini mai esistiti.

leone delle caverne

Il fossile proveniente dal sito archeologico di Venosa Notarchirico. © Autorizzazione SABAP BAsilicata

Analisi biometriche e morfologiche

Il reperto oggetto dello studio, nonostante il non ottimale stato di conservazione, è stato sottoposto ad analisi biometriche e morfologiche. Grazie al confronto con materiale osseo di grandi felini moderni, includendo anche resti provenienti dalla collezione osteologica del laboratorio PaleoFactory della Sapienza, è stato possibile definire il fossile come un osso metatarsale IV sinistro appartenente ad un leone delle caverne. Il frammento è stato quindi datato facendo riferimento alla sua collocazione stratigrafia derivata dallo studio geologico del sito.

Il sito archeologico di Notarchirico è noto perché conserva una delle più antiche presenze in Europa della cultura acheuleana, apparsa circa 1 milione di anni fa in Africa, che era caratterizzata dalla produzione di asce bifacciali e di altri strumenti tecnologicamente avanzati.

Da qui proviene anche il più antico resto fossile umano mai scoperto in Italia, un frammento di femore appartenente probabilmente a un adolescente di Homo heidelbergensis.

«Comparsa in Europa oltre 600.000 anni fa, la cultura acheuleana si è poi diffusa rapidamente nel continente. Nello stesso periodo nel corso del passaggio tra Pleistocene Inferiore e Medio, i leoni delle caverne e altri grandi mammiferi si diffusero in Europa» afferma Mecozzi.

«Si tratta di una fase importante, caratterizzata da importanti trasformazioni climatiche ed ambientali che hanno fortemente condizionato gli adattamenti ecologici degli umani e delle altre specie di vertebrati in quel periodo» sottolinea il collega Sardella.

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Elementi importanti per lo studio dei nostri antenati

Lo studio dei grandi mammiferi fornisce elementi importanti per la comprensione dei fattori che hanno favorito la diffusione della cultura acheuleana.

Tra 900.000 e 700.000 anni fa si estinsero in Europa le iene giganti, mentre altri grandi mammiferi come l’elefante antico, il cervo e il cinghiale fecero il loro ingresso nel continente provenienti da Africa e Asia.

La scoperta di una presenza così antica del grande leone delle caverne in Europa avvalora l’idea che questo grande predatore sia stato parte di un grande rinnovamento della fauna.

 

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