Nel distretto montuoso del Mustang, in Nepal, un’iniziativa pionieristica sta integrando lo studio del leopardo delle nevi nel curriculum scolastico locale. Questa mossa, intrapresa dalla Municipalità Rurale di Gharapjhong, è stata istituita per aumentare la consapevolezza sulla specie e, soprattutto, per mitigare il crescente conflitto tra esseri umani e fauna selvatica che rappresenta una delle maggiori sfide alla conservazione, non soltanto nel paese himalaiano ma in buona parte del mondo.
Il Nepal è uno dei 12 Paesi al mondo che ospitano il leopardo delle nevi, una specie iconica, elusiva e gravemente minacciata. La municipalità e si è impegnata a proteggere questa specie, le sue prede e i suoi habitat. Tuttavia, problemi come il riscaldamento globale, la riduzione degli habitat e il conflitto con l’uomo hanno reso sempre più difficili gli sforzi di conservazione. I leopardi delle nevi sono spesso avvistati dalle comunità locali, e il rischio di uccisioni per rappresaglia (quando predano il bestiame domestico come capre e mucche) è un problema significativo.
A Gharapjhong, l’amministrazione locale ha introdotto l’argomento del leopardo delle nevi nei programmi di studio delle classi di bambini e ragazzi delle scuole locali, con l’intenzione di espandere il progetto a quante più classi possibili. L’obiettivo, dal punto di vista conservativo ma anche politico, sarebbe provare a convincere altre municipalità a seguire l’esempio.
Parallelamente, il tema del leopardo delle nevi è stato incluso anche nel curriculum scolastico locale, sviluppato dalle Municipalità di Phaktalung nel Taplejung, anche in questo caso con l’idea di rendere la conservazione istituzionalizzata e sostenibile sul lungo periodo.
Si spera che, insegnando ai bambini l’importanza di questa specie rara e della tutela del suo ecosistema, si assisterà a un calo delle uccisioni di rappresaglia. Gli studenti imparano che ogni specie è vitale per l’ecosistema e che i cambiamenti climatici sono parte delle minacce per la loro esistenza e per il loro habitat montano.
Il programma di educazione sulla conservazione del leopardo delle nevi, attivo dall’anno scolastico 2021/22, ha coinvolto finora circa 750 studenti nei distretti di Mustang e Taplejung.
Per trasformare la conoscenza teorica in esperienza pratica, vengono organizzati campi come lo “Snow Leopard Scout Monitoring Camp” e lo “Snow Leopard Nature Tour” negli habitat del carnivoro, ad esempio nelle praterie di Thorangphedi e Chongur, vicino al tempio di Muktinath. Durante questi campi tutti i partecipanti, inclusi studenti, insegnanti e ranger, apprendono come utilizzare strumenti essenziali per il monitoraggio come fototrappole e dispositivi GPS, ma anche più semplici come cannocchiali e binocoli.
L’obiettivo finale non è però soltanto la protezione di una specie, per quanto iconica, ma è anche e soprattutto la formazione dei futuri “guardiani della biodiversità” locale. I bambini agiscono da messaggeri, divulgando le nozioni apprese a scuola ai loro familiari e alla comunità.
Gli insegnanti coinvolti nel progetto hanno sottolineato che, quando gli studenti comprendono l’importanza della specie, portano il messaggio a casa, contribuendo a ridurre la percezione di conflitto e divulgando il concetto di coesistenza. Stando alle testimonianze degli studenti, prima di frequentare il corso alcuni di loro pensavano che i leopardi delle nevi fossero simili a cani o gatti, ma hanno capito che in realtà si tratta di fauna selvatica, con le sue esigenze e le sue fragilità, e che necessita di protezione.
Sebbene il conflitto persista — con episodi documentati di leopardi delle nevi che talvolta uccidono grandi quantità di bestiame (come il recente attacco costato 77 changra, una varietà locale di capra, a un agricoltore) — qualcosa sta cambiando.
La crescente consapevolezza, insieme al sostegno del governo, sta facendo la differenza. Un ruolo importante lo svolge anche il piano strategico 2024-2030, che punta sulla gestione dei conflitti e sul coinvolgimento delle comunità locali. Tutti questi elementi stanno contribuendo a costruire, poco a poco, un autentico senso di coesistenza. Alcuni sforzi, come la creazione di stagni artificiali per fornire acqua alle prede selvatiche nei boschi, mirano a scoraggiare i ghepardi delle nevi dall’avvicinarsi ai villaggi. Come in tanti altri casi in giro per il mondo, la coesistenza con i grandi carnivori passa anche dal ripristino ambientale.
Il successo del programma, sostenuto da organizzazioni come Teka Samuha Nepal e Snow Leopard Conservancy, dimostra come l’investimento nell’educazione locale possa garantire la sopravvivenza a lungo termine di animali necessari per il benessere degli ecosistemi, indicatori cruciali della salute ambientale. La conservazione non è solo un compito del governo, ma una responsabilità condivisa che inizia nelle aule scolastiche e si diffonde a macchia d’olio nelle case, nelle piazze, nei luoghi di aggregazione. Chissà se non riusciremo a importare un modello del genere anche alle nostre latitudini.
Si ringraziano Anil Adhikari e Sandro Lovari per la collaborazione.
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