In questi giorni si formano lunghe file di devoti ad Assisi per la prima, storica, ostensione delle reliquie di San Francesco, il Santo che dedicò la sua vita al servizio dei poveri e della natura. San Francesco credeva che tutte le creature avessero un posto nel mondo e meritassero amore e rispetto. La leggenda narra che, riconoscendo la necessità di una risoluzione pacifica del conflitto tra il lupo e i cittadini di Gubbio, San Francesco decise di incontrare il temuto lupo…
Quale migliore, simbolica analogia coi tempi odierni. Oggi che il lupo torna a essere minacciato da attacchi mediatici basati su atteggiamenti antiscientifici, allarmismi e strumentalizzazioni di singoli episodi di cronaca. In Italia anche i media tradizionali stanno raccontando una realtà del lupo falsata da miti e credenze, spesso alimentata da interessi inconfessabili.
Questa campagna mediatica distorta non è estranea alla discussione in corso al Parlamento italiano sul declassamento del lupo.
In questo contesto, 13 Associazioni hanno mandano una lettera aperta agli organi di stampa per ricordare le verità scientifiche sul lupo e fare chiarezza sui timori infondati.
Il lupo è cattivo solo nelle favole: raccontiamo insieme la verità
È stato necessario mezzo secolo di tutela continuativa perché il lupo italiano (Canis lupus italicus) sfuggisse al rischio d’estinzione. Ma è bastato un solo atto europeo, per fargli perdere il diritto alla “protezione rigorosa” che l’ha fatto sopravvivere. Declassato in Europa a specie potenzialmente cacciabile, il lupo italiano torna a essere a rischio.
Tuttavia, i singoli Stati dell’UE possono decidere se trasporre il declassamento in legge nazionale oppure mantenere il lupo “rigorosamente protetto” sul loro territorio nazionale.
Negli ultimi due anni il lupo è stato oggetto di attacchi mediatici, di cui sono stati protagonisti alcuni segmenti del mondo degli agricoltori, sostenuti da una significativa parte della galassia venatoria. Ne è scaturita una narrazione distopica che ha finito per contraddire le normative europee di protezione delle specie selvatiche, le conoscenze scientifiche, la stessa etologia della specie, spesso facendo riferimento a singoli episodi, distorti e amplificati dai social media.
È tempo di fare chiarezza, di restituire al lupo la sua dignità e di riconoscere il suo ruolo fondamentale di “ingegnere ecosistemico”, la cui presenza è di interesse collettivo per il corretto funzionamento degli equilibri naturali, a vantaggio delle nostre generazioni e di quelle future. (Vedi “Wolves alter the trajectory of forests by shaping the central place foraging behaviour of an ecosystem engineer” pubblicato sulla rivista Proceedings of the Royal Society B).
Le 13 Associazioni si appellano ai media nazionali prima che sia troppo tardi. Riepiloghiamo sinteticamente alcuni fatti e verità consolidate:
- statisticamente le predazioni del lupo sulla popolazione ovo-caprina europea rappresentano soltanto lo 0,07% delle cause di mortalità;
- in Italia nel periodo 2019-2023 sono stati rinvenuti 1.639 lupi morti con una media annuale pari a 327,8 animali con un trend in crescita. Le cause della mortalità sono plurime, tali numeri hanno un’incidenza diretta sul rischio della conservazione della specie;
- i sistemi di prevenzione alla predazione da parte dei lupi funzionano e sono sussidiati in Europa con decine di milioni di euro l’anno, ma sono scarsamente utilizzati dal mondo agricolo: si preferisce generare allarmismo;
- il lupo è un bioregolatore naturale del suo habitat e preda proprio quegli animali, come i cinghiali, che sono invece uccisi dai cacciatori senza che questo abbia alcun impatto di gestione a medio termine sul loro tasso riproduzione. In effetti i più ostinati detrattori del lupo sono proprio i cacciatori, i quali vedono ridursi le prede a loro disposizione e faticano ad accreditarsi quali “salvatori del mondo agricolo”;
- il tasso di crescita delle popolazioni di lupi non aumenta all’infinito. Anzi, laddove siamo vicini a raggiungere la densità ottimale il tasso riproduttivo si avvicina allo zero. È il caso delle Alpi occidentali dove, a fronte di una cospicua presenza del predatore, che ha saturato quasi tutti gli ambienti disponibili, si registra un modestissimo tasso di crescita di 1,04. Sono quindi prive di fondamento le ipotesi di un’inarrestabile crescita numerica del lupo.
Un fragile equilibrio
Il lupo, come l’uomo, fa parte della biosfera, un sistema di vita interconnesso e dipendente dalle risorse naturali. Questo equilibrio fragile è oggi fortemente compromesso dall’intensità delle attività umane, che esercitano una pressione crescente sulla natura e sui suoi protagonisti animali.
I mammiferi selvatici, inclusi tutti i grandi animali terrestri e marini (balene, elefanti, leoni, lupi ecc.), rappresentano solo una piccolissima frazione (circa il 4%) della biomassa totale dei mammiferi sul pianeta. Circa il 96% della biomassa di tutti i mammiferi esistenti (su circa 7000 specie) è costituito da esseri umani (34%) e animali domestici allevati per cibo o altre necessità umane (62%).
In rappresentanza delle 13 Associazioni sottoscriventi: Federazione Nazionale Pro Natura; Green Impact; Io non ho paura del lupo.
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